Le pagine della cultura

I casati del Sud

di Ciro La Rosa

La Rosa

A-AM AN-AZ

 B-BI BL-BU

 C-CA  CE-CO  CR-CU

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 F-FE  FI-FU

 G-GA GE-GI  GO-GU

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 M-MA  ME-MI  MO-MU

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S-SA  SC-SI  SL-SY

T-TE  TI-TU

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S-SA

SABATELLI

Titoli: conte

Dimora: Napoli

Famiglia nota per i suoi personaggi che hanno fatto parte della vita militare occupandone alti gradi. Decorata del titolo di conte con successione primogenitale maschile il 9 febbraio 1855 da sua Santità Pio IX in persona di FELICE (Napoli 25 luglio 1791 - Parigi 4 aprile 1867), titolo riconosciuto dal Regno delle Due Sicile con Regio Rescritto del 22 marzo dello stesso anno; il predetto Felice era Maresciallo di Campo Onorario dell’Armata di Mare delle Due Sicilie, ingegnere costruttore di I classe, direttore del Genio Marittimo dal 1828 in Castellammare, incarico che tenne fino alla caduta del Regno, sovrintendente all’acquisto del naviglio militare napoletano, seguì la realizzazione della fregata “Maria Isabella” varata nel luglio del 1827 e del vascello, poi pirovascello “Monarca” varato nel giugno del 1850, si ritirò dal servizio nell’agosto del 1860 stabilendosi a Parigi sua ultima dimora. Il conte GIOACCHINO in occasione del "Risanamento" della città di Napoli, che portò anche alla distruzione di memorie storiche proprie della nostra tradizione, infatti chiamato poi "Sventramento", volle conservare almeno l'arco della chiesa della Madonna del Mezzoagosto, di sua proprietà, trasportandolo e ponendolo nella parete destra dell'atrio del palazzo avito ad imperitura memoria dello scempio attuato dagli italici governanti.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

N.d.A.: si ringrazia il signor Massimo Napolitano per l'autorizzazione delle riprese fotografiche.

Il palazzo, più conosciuto come "Palazzo Castriota" dal nome dei suoi primi possessori, è stato sapientemente restaurato dall’attuale proprietà ("Hotel Piazza Bellini" www.hotelpiazzabellini.com).

Palazzo Sabatelli, Napoli

Atrio visto dall'esterno

Atrio

               

Cortile

 

Portale quattrocentesco trasferito nel 1889 da vico Piscelli, poi Scassacocchi, per opera del conte Gioacchino Sabatelli

Ingresso piano terra

Scala ingresso appartamenti

Pavimento tradizionale in riggiole napoletane

Decorazione interna

Foto Ciro La Rosa. Clicca sulle immagini per ingrandirle

Arma: d’azzurro alla sbarra d’argento accompagnata in capo da tre stelle d’oro, in punta da una sirena di carnagione tenente con la destra un’ancora al naturale.

SABATINI

Titoli: principe di Santa Margherita, barone di Martini

Dimora: Palermo

Famiglia siciliana che si divise nei rami di Palermo, Messina, Randazzo.

Il titolo di principe di Santa Margherita pervenne nel casato per successione di don ALOISIO GIACOMO detto Palermo nel 1397. Re Ferdinando II del Regno delle Due Sicilie, con decreto del 29 novembre 1852 riconobbe il titolo a Francesca Paola Palermo che aveva sposato nel 1842 DOMENICO Sabatini, maggiore delle “Reali Guide a Cavallo” addetto alla persona della Regina Maria Cristina e maggiore della Guardia Nazionale. Il subentrante Regno d’Italia con RR. LL. PP. e Regio Assenso del 22 novembre 1908 autorizzò ad assumere e trasmettere i titoli di principe di Santa Margherita e di barone di Martini a FRANCESCO PAOLO figlio dei predetti.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al castello d’oro di tre torri, quella di mezzo più alta, aperto e finestrato di nero, fondato sulla punta dello scudo, col capo d’oro caricato di un leone di rosso (riconoscimento del 1908).

SACCHI

Titoli: patrizio di Amantea

Dimora: Amantea

Antica famiglia feudataria calabrese nota dal XV secolo, ascritta al patriziato di Amantea dai più antichi tempi. GIULIO nobile nella seconda metà del XIX secolo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone rampante di rosso.

SAGARRIGA e SAGARRIGA VISCONTI

Titoli: patrizio di Bari, nobile di Giovinazzo

Dimora: Bari e Giovinazzo

Di origine spagnola della regione della Catalogna dove possedeva il castello di Potons col titolo di conte, venne nel Napoletano al seguito del gran capitano Consalvo di Cordova. Da Barletta si trasferirono in Giovinazzo nel 1520 ed iscritti in quella nobiltà in persona di GABRIELE; LUIGI scrittore di memorie storiche delle famiglie nobili di Giovinazzo;da CESARE e PROSPERO ebbero origine i due rami della famiglia. Da Cesare nacque GIAN LUIGI che sposatosi con Isabella Visconti baronessa di Loseto,si trasferì a Loseto, e generò tra gli altri figli DOMENICO che aggiunse al proprio il cognome della madre Visconti. Il casato venne aggregato al patriziato di Bari nel 1724, ricevuto nel Sovrano Ordine di Malta in Priorato con il cavalier PIER LUIGI,e nell’Ordine Costantiniano, nel 1791 come uno dei quarti del cavaliere Tanzi di Bari.

Sia il ramo di Bari con NICOLA Sarriga Visconti (1875) e i sui discendenti, che il ramo di Giovinazzo con GABRIELLO Sarriga con i suoi discendenti titolati di patrizio di Bari e nobile Giovinazzo.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana e nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro al leone coronato del campo ed accompagnato in punta da due rami di palma, il tutto al naturale.

SALAZAR o DE SALAZAR

Titoli: nobile, conte

Dimora: Napoli, Roma, Catanzaro, Sicilia

L’Aldimari nel suo tomo “Famiglie Nobili”– Napoli 1691 - la fa risalire tra le quattro famiglie della Castiglia Vecchia in Spagna in località “de Salazar”, ed il primo che si ritrova col nome Salazar è LOPE GARZIA “rico hombre grande”suddito del re Bermudo II; nel 1156 il conte PEDRO GARZIA, un LOPE GARZIA vivente nel 1255 fu cavaliere di re Alfonso il Savio, e guadagnò ad un cavaliere moro in battaglia le 13 stelle dell’arma.

I primi a venire in Italia furono cavalieri al seguito dei re d’Aragona e poi nei vari rami fino alla venuta di Carlo III di Borbone. Il Candida nel suo tomo “Memorie delle Famiglie Nobili”- Napoli 1879 - segnala il barone GIOVANNI che servì nella guerra d’Otranto nel 1481 (Cedole di Tesoreria del Regio Archivio di Stato di Napoli, vol. 96, fol. 110) ottenendo nel 1505 feudi in Terranova e Catanzaro; GIOVANNI castellano di Terranova, FERNANDO capitano delle guardie del re dal 1442 al 1444; il cardinale PIETRO vescovo di Salamatia, arcivescovo di Cordova, creato cardinale dal pontefice Innocenzo XI in data 2 settembre 1686.

Il casati si divise in vari rami di: Napoli, Milano e Cagliari.

Il ramo di Napoli originario di Cordova (Archivio di Stato di Napoli, Consultarum vol. 68, fol. 22, del 15 aprile 1581) con don ALFONSO de Salazar, giudice della Vicaria nel 1568, nel 1568 presidente della Regia camera, nel 1574 reggente della Cancelleria; ANDREA segretari del Regno nel 1600. Possedettero dal 1589 la terra di Vaglio in Basilicata, col titolo di conte (Archivio di Stato di Napoli: Titulorum, vol II, foò 156-159, del 30 settembre 1623). Il casato inserito nel Sovrano Militare Ordine di Malta; il cavaliere GARCIA fu estensore di una nuova regola dei cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme dopo che l’Ordine lasciò l’isola di Rodi.

Il ramo calabrese è rappresentato dai discendenti del generale MICHELE investito del titolo di conte con R.D. motu proprio del 4 giugno 1925 e dalle RR.LL.PP. del 26 novembre dello stesso anno. Il ramo siciliano proviene dalla città di Toledo (Archivio di Stato di Palermo, Reg. n. 35, Regia Cancelleria fol. 225, anno 1618) al quale appartenne ANDREA maestro di campo, castellano di Castellammare, pretore e senatore di Palermo morto nel 1609 e seppellito nella chiesa della Soledad in Palermo.

Il ramo di Milano con DIEGO GRAUS zio di DIEGO conte di Romanengo, gran cancelliere dello Stato di Milano nel 1600: Il ramo di Calabria ricevuto nel S.M.O. di Malta nel 1789.

Vari personaggi del ramo di Napoli: GIOVANNI (1852-1920) presidente della Corte d’Appello, figli:GIUSEPPE (1894), ANTONINO (1896), LORENZO (1900), fratelli: LUIGI (1863 – 1928) colonnello dell’Esercito Italiano, EDOARDO ammiraglio di squadra, Balì, gran croce di giustizia, gran priore del S.M.O. di Malta per Napoli e Sicilia, gran croce dell’Ordine della Corona d’Italia, grand’ufficiale dell’Ordine SS. Maurizio e Lazzaro, due medaglia al valor militare; altro GIOVANNI (1859-1923) generale di corpo d’armata, commendatore dell’Ordine Militare di Savoia, quattro medaglie d’argento al valor militare.

Il casto è iscritto nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiane nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922

Arma: di rosso a tredici stelle d’oro poste in palo 4, 5, 4.

SALOMONE

Titoli: barone

Dimora: Nicosia

Famiglia siciliana nota dal XV secolo; nella quale passò il titolo di barone già dei Di Falco.

Dichiarata di “ nobiltà generosa” nelle prove di ammissione alla “Compagnia delle Regie Guardie del Corpo” in persona di SERAFINO il quale in qualità di maggiore del “1° Reggimento Granatieri della Guardia Reale” partecipò alla difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese nella campagna del 1860/61 insieme a: GASPARE, proveniente dalla Scuola Militare della Nunziatella, capitano di prima classe del “battaglione Zappatori del Genio”, ANTONIO capitano del “1° Reggimento Fanteria di Linea Re”. S.M. il re d’Italia Vittorio Emanuele III con RR. LL.PP. di Regio Assenso del 23 giugno 1927 autorizzò GIUSEPPE, di GUGLIELMO e di Anna Maria Di Falco ad assumere e trasmettere in linea maschile primogenitale il titolo di barone.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di rosso alla croce d’oro accompagnata nel primo cantone da due triangoli equilateri dello stesso, contrapposti ed agganciati, nel 2° una stella d’argento, nel 3° un semivolo d’oro; nel 4° da una punta d’oro posta in banda ed uscente dall’angolo inferiore dello scudo e caricata di tre bande del campo ritirate verso il lembo destro.

SALUZZO

Titoli: principe dell’Impero Asburgico, principe di San Mauro, principe di Belvedere in Calabria, duca di Corigliano, marchese di Anzi, marchese sul cognome, conte dell’Impero Asburgico, patrizio napoletano, barone di Palma Campania, di Bonifati, Mottafellone e di Trivigno, patrizio genovese, nobile dei principi dell’Impero Asburgico, Grandi di Spagna.

Dimora: Napoli, Corigliano, Belvedere in Calabria, Otranto

L’Adimari fa discendere la famiglia dalla città di Savona nel suo tomo “Famiglie Nobili” edito in Napoli nel 1691. Passata da Genova venne aggregata nell’ ”Albergo Calvi” (congregazione di famiglie nobili) nel 1528 e dette anche un doge alla Repubblica nel 1673 in persona di AGOSTINO; GIACOMO fu ambasciatore di Genova in Germania nel 1600.

Portatisi da Genova a Napoli nel XVII secolo, possedettero importanti feudi: tra i quali Corigliano e San Mauro in Calabria, Lequile in terra d’Otranto. Ebbe il titolo di duca sulla città di Corigliano in persona di AGOSTINO con diploma dato in Madrid il 18 maggio 1649, principe di Lequile il 13 agosto 1691 concesso a GIOVAN FILIPPO; di principe di San Mauro con diploma dato in Vienna il 9 novembre 1726. Aggregata al Monte Manso nel 1748 ed al patriziato napoletano nel Seggio di Nido il 12 giugno 1781 in persona di AGOSTINO e dei suoi fratelli FERDINANDO e ALBERTO ed ascritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Napoletana; principe dell’Impero d’Austria e conti per tutta la discendenza dato in Vienna 21 luglio 1810. FERDINANDO cardinale di S.R.C nel XVIII secolo.

Il casato ottenne i seguenti titoli: principe di Belvedere in Calabria, con annesso Grandato di Spagna per concessione di Filippo IV l'8 maggio del 1649, ottenne “maritali nomine” in persona di FILIPPO, marito di Giulia Carafa, il titolo di marchese di Anzi e signore di Palma Campania, Bonifati, Trivigno, duca di Corigliano nel XIX secolo nonché designato alla successione di principe di Belvedere, tenente generale dell’Esercito del Regno delle Due Sicilie e consigliere di Stato, egli riposa nella cappella di juspatronato della famiglia Carafa ubicata nella chiesa di San Domenico Maggiore in Napoli.

Il titolo di duca di Corigliano si estinse con GAETANO morto a Napoli nel 1924 senza eredi. Nella città di Napoli esiste tutt’ora, in piazza San Domenico, il palazzo dei Saluzzo di Corigliano.

Chiesa San Domenico Maggiore. Foto Ciro La Rosa. Clicca sulle immagini per ingrandirle
     

Cappella Carafa, sepolcro di

Filippo Saluzzo.

Cappella Carafa -Saluzzo

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: troncato d’azzurro e d’argento al leone d’oro nascente dalla troncatura.

SALVO e SALVO UGO

Titoli: marchese di Pietraganzilli, cavaliere, marchese di Ugo e nobili dei marchesi di Pietraganzilli

Dimora: Palermo, Termini Imerese

Si crede originaria di Genova o della Toscana; stabilitasi prima in Napoli e poi in Sicilia.

PIETRO ottenne metà del feudo di Bertolino; del quale feudo vennero investiti i figli FRANCESCO il 21 gennaio 1517; CALOGERO il 29 aprile 1551; EGIDIO, di Messina, con privilegio del 23 aprile 1573 dato in Madrid, ottenne per sé e per i suoi il titolo di “regio cavaliere” e la concessione dello stemma gentilizio. VINCENZO il 30 aprile 1798 ottenne attestato di nobiltà dal Senatori Palermo, fu segretario della Legazione del Re delle Due Sicilie presso la Corte Austriaca, con privilegio del 10 /31 agosto 1814 ottenne la concessione del titolo di marchese di Pietraganzilli; FRANCESCO giudice della Gran Corte del Regno delle Due Sicilie; GIOVANNI, proveniente dalla Scuola Militare della Nunziatella, capitano di 2° classe “Real Artiglieria” della 6° Direzione di Taranto dell’Esercito delle Due Sicilie nel 1860; GIUSEPPE letterato, scrittore alla Biblioteca Vaticana e bibliotecario capo della Biblioteca Nazionale di Palermo nella prima metà del XX secolo; NARCISO assessore del Comune di Palermo, economo del “Benefici Vacanti della Diocesi di Palermo e di Monreale”, cavaliere dell’Ordine della Corone d’Italia; VINCENZO di GIUSEPPE e della marchesa Caterina Ugo, con D. M. del 12 gennaio 1926 fu autorizzato ad usare il titolo di marchese Ugo per successione materna.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone coronato d’oro tenente con le branche anteriori una croce di nero sormontata da una stella d’argento (D. M. del 24 ottobre 1926).

SALVO (2)

Titoli: barone di Santa Croce di Roccaforte.

Dimora: Castroreale

Famiglia siciliana nota dal XV secolo. MELCHIORRE nel 1790 ottenne il titolo di barone di Santa Croce di Roccaforte; ANTONINO barone nel XIX secolo; MELCHIORRE barone vivente negli anni ’30 del XX secolo.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone d’argento coronato d’oro, linguato di rosso, tenente con le branche

anteriori un mazzetto di quattro spighe di grano d’oro.

SAMBIASE SANSEVERINO

Titoli: principe di Bonifati, duca di San Donato, duca di Malvito.

Dimora: Napoli, Cosenza

Diramazione del casato dei Sanseverino, discendente da RUGGIERO Sanseverino, signore di Martorano, che prese il nome di Sambiase dal feudo posseduto in Calabria, nome rimasto ai suoi discendenti. Nobili in Cosenza dove furono iscritti dai più antichi tempi al suo patriziato, aggregati al Seggio di Portanova in Napoli. Ricevuti per giustizia nel S. M. O. di Malta per il ramo patrizio di Cosenza nel 1595 (Archivio Ordine di Malta 1686) con NICOLÒ nel 1668 e nel 1721 con GUIDO. Con concessione data in Madrid il 28 dicembre 1695 il casato ottenne il titolo di duca di Malvito (Calabria) in persona di PAOLO, esecutivo il 30 giugno 1696 (Archivio di Simancas vol. 574, fog. 271° t. Segretarias Provinciales – Privilegiorum Neapolis – Registrato Archivio di Stato, Napoli, Privilegiorum del Coll. Vol. 586 n. 3 Medina Coeli). Il ramo della famiglia Telesio, principi di Bonifati, si estinse nel 1732 con Roberto al quale successe la sorella Giulia che fu moglie di SAVERIO duca di Malvito. Alla famiglia Ametrano, duchi di San Donato (Calabria) successe la famiglia Sambiase nel 1636 che ne ebbe l’investitura con l’obbligo di aggiungere il titolo ai secondogenito e il cognome Ametrano; i duchi di Crosia: il titolo di duca di Crosia passò in Casa Sambiase nel 1625 a seguito di matrimonio tra donna Vittoria Mandatoricci e GIUSEPPE. Il casato riconosciuto di “antica nobiltà” nelle prove di ammissione nella “Compagnia delle Regie Guardie del Corpo” in persona di GIOVANNI presente nei ruoli attivi nel 1860 dell’Esercito delle Due Sicilie; MICHELE (1823-1905) principe di Bonifati, deputato e senatore del Regno, ufficiale onorario d'Ordinanza di S.M. il Re, ispettore del Banco di Napoli dal 1868 al 1872, direttore del Banco di Napoli dal 1892 al 1904, commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia, commendatore dell'Ordine del Nicham Iftikar del Regno di Tunisi.

Con Regio Rescritto del Regno delle Due Sicilie del 16 maggio 1853 furono riconosciuti i titoli di principe di Bonifati, duca di Malvito, duca di San Donato a GIUSEPPE in successione PAOLO con D. M. del 16 agosto 1909, ultimo riconoscimento con D.P. del 27 luglio 1932.

Ramo dei principi di Campana: Alla morte di GIUSEPPE, avvenuta a Calopezzati il 17 gennaio 1693, erede fu il figlio BARTOLO MARIO (1673 – 30 agosto 1705), come si desume anche dal “relevio” di ducati 744 da lui pagato alla Regia Camera il 30 giugno 1698, oltre ad ereditare i feudi di Crosia, Calopezzati, Pietrapaola, Caloveto e Mandatoriccio, con “Istrumento” del notar Domenico De Vivo di Napoli, del 12 novembre 1694, acquistò da Alessandro Labonia di Rossano le Terre di Campana e Bocchigliero per ducati 64.983 e grana 42, (regio assenso del 9 dicembre, ratificato l'8 gennaio 1695 per mano del notar Girolamo Scalerci di Cariati). Il 10 aprile 1696 dal re Carlo II di Napoli Bartolo ottenne il titolo di Principe di Campana, che restò in eredità alla famiglia. Pur avendo sposato prima Francesca Pignone del Carretto, dei marchesi di Oriolo, ed in seconde nozze Chiara Filomarino, egli morì senza figli. Il Principato passò al fratello FELICE NICOLA (Calopezzati 1674 – Napoli 24 giugno 1724), il 20 settembre 1706 ebbe l'intestazione delle Terre di Campana e Bocchigliero con la Catapania, nonché Crosia, Caloveto e Pietrapaola con Zecca e Calopezzati con Zecca e Portulania e con le seconde e terze cause; con privilegio dato in Vienna il 5 novembre 1718, venne nominato Grande di Spagna di 1ª classe, che significò l'aggregazione dei Sambiase alla Nobiltà della Piazza napoletana di Portanova. È seppellito nella chiesa del Carmine Maggiore in Napoli. Dalla moglie Clelia Cavalcanti, dei duchi di Caccuri, ebbe il figlio GIUSEPPE DOMENICO, che ereditò il Principato con le annesse giurisdizioni, previo il pagamento anticipato del "relevio" per un ammontare di ducati 2.052. Il feudo restò nelle sue mani per oltre sessanta anni, facendone uno degli Stati più organizzati e meglio amministrati del Regno di Napoli. Nel 1731, in forza di una transazione di 2.500 ducati, acquistò dal Fisco diverse difese della Sila, tra cui quelle di San Salvatore, Tre Cerze e Lesa o Isco Serrato. Alla sua morte, avvenuta a Napoli il 9 febbraio 1776, gli successe il figlio VINCENZO, nato nel 1754 dal matrimonio con Eleonora Caracciolo, dei duchi di Vietri. Sposò la sorella del Cardinale Fabrizio Ruffo, Giovanna Ruffo-Colonna, da cui ebbe 3 figli: GIUSTINIANA, GIUSEPPE MARIA e FERDINANDO. Vincenzo morì a Napoli il 21 novembre 1784, per cui gli successe il figlio GIUSEPPE MARIA, l'intestazione dei titoli e possedimenti avvenne il 10 dicembre 1789, il complesso feudale dei Sambiase comprendeva con Giuseppe Maria 7 centri abitati con 9.246 abitanti ed una superficie di Kmq 358,39; morì in giovane età e senza figli nel 1797, per cui il feudo passò al fratello FERDINANDO, questi è nato a Calopezzati il 6 maggio 1774 e non 1776, come sostenuto dalla generalità degli storici. L'anno, infatti, appare evidente dal suo atto di Battesimo, avvenuto nel Castello il 15 giugno 1774 per la precarietà della sua salute. Successe "de iure" al fratello, anche se non prese l'intestazione. Di fatto fu l'ultimo Principe di Campana, colpito nel 1806 dalle leggi eversive della feudalità. Nipote del Cardinale Fabrizio Ruffo, da ragazzo frequentò il Regio Collegio della Nunziatella di Napoli iscrivendosi nel 1796 fra le milizie col grado di soldato volontario di Cavalleria. Nell'aprile 1797 venne promosso tenente Colonnello nel “Reggimento Real Ferdinando”. Cessate le turbolenze antiborboniche, venne nominato Presidente del Tribunale militare. Nel 1809 Murat, conscio del suo valore, gli affidò il comando delle Guardie d'Onore. Nella campagna di Russia si distinse nelle battaglie di Osmiana in Polonia, dove fu gravemente ferito, e di Vilna, meritando nel 1811 la Croce della Legion d'Onore ed il grado di Maresciallo di campo. A Tolentino, colpito da una palla di cannone, riportò una grave ferita alla gamba. Al ritorno dei Borbone, per il suo valore indiscusso, venne chiamato ad addestrare la Gendarmeria ed i Fucilieri Reali. Nel 1819, con dispaccio del 23 aprile, Re Ferdinando di Napoli lo nominò Cavaliere Commendatore dell'Ordine di San Giorgio, da poco istituito. Lo stesso anno con Florestano Pepe, comandante supremo dell'esercito borbonico, conquistava la città di Palermo, ottenendo il 10 novembre la nomina a Cavaliere di Gran Croce e la Commenda dell'Ordine Militare di San Ferdinando. Trasferito a Palermo come Ispettore generale della Gendarmeria Reale, vi morì il 14 marzo 1830. Con lui, essendo celibe e senza figli, si spense il ramo maschile dei Sambiase principi di Campana. Nel 1830 alla sua dipartita, celibe e senza figli, il titolo di VII Principe di Campana (oltre a conte di Bocchigliero, duca di Crosia, barone di Caloveto, Calopezzati e Pietrapaola) venne "de iure" ereditato da GIUSTINIANA, la più grande delle sorelle di Ferdinando. Alla più piccola, ENRICHETTA, toccarono i beni di Mirto-Crosia col Castello e la chiesetta di S. Bartolomeo. Giustiniana, nata nel 1777, andò sposa a Don Marco Boncompagni Ottoboni, duca di Fiano, portando in dote anche il titolo nobiliare. Alla sua morte avvenuta il 16 giugno 1833, per legittima successione materna il titolo passò al figlio Alessandro Boncompagni Ottoboni, nato nel 1805 e morto il 29 agosto 1837. Ereditò il titolo Marco Boncompagni Ottoboni (1832-1909), Cavaliere Gerosolimitano e Senatore del Regno. La figlia primogenita donna Costanza Boncompagni Ottiboni, legittima erede del titolo, sposò il principe Mario Ruspoli nel 1879, dal matrimonio nacque Augusto Ruspoli, che nel 1909 ereditò il titolo di Principe di Campana con gli altri titoli: egli fu autorizzato ad assumere nome, titoli e stemma Ottoboni con R.D. del 3 marzo 1907 e RR. LL.PP. (Regie lettere Patenti) del 16 aprile 1911. Morto anch'egli senza discendenti (-1912), Cesare dei conti Rasponi (figlio di Luisa secondogenita di Marco) con R.D. del 17 aprile 1921 fu autorizzato a sostituire il cognome Rasponi con quello Ottoboni e con RR.LL.PP. del 15 luglio 1923 a succedere nei relativi titoli di principe (mf),duca (mpr), duca di Fiano (mpr), ecc.; sposò Giulia dei conti Folchi Vici e morì senza eredi nel 1957. In conformità all'istituto della "surrogazione romana" e alle norme successorie previste nel fedecommesso familiare istituito direttamente da Papa Alessandro VIII Ottoboni con suo Breve del 6 marzo 1690 e che come tale non necessita di conferma nell’applicazione dei diversi passaggi familiari, come confermato il 9 ottobre 2002 da Monsignor Karel Kasteel Decano della Camera Apostolica, (in carenza di figli maschi, succedono per volontà papale i discendenti per linea femminile purché nati da matrimonio religioso e assumano nome e arma Ottoboni), il marchese don DOMENICO Serlupi Crescenzi, patrizio romano, prosegue ora, quale attuale titolare di diritto della "primogenitura familiare perpetua Ottoboni", con il connesso titolo di Duca di Fiano, il casato e le tradizioni storico - araldiche degli Ottoboni essendo stato autorizzato con Decreto del Presidente della Repubblica del 22 novembre 1977 ad assumere, aggiungendolo al proprio, il cognome Ottoboni (Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni) per la sua diretta discendenza dalla principessa Giovanna Ottoboni dei duchi di Fiano moglie di Girolamo Serlupi Crescenzi (figlia di Don Marco Ottoboni Boncompagni e di GIUSTINIANA Sambiase Sanseverino principessa di Campana) . Nello stesso spirito S.M. re Umberto II nel gennaio 1980 concesse il proprio “Assenso”, previo parere favorevole della Commissione araldico-genealogica romana del C.N.I., all'ampliamento dello stemma Serlupi Crescenzi con quello Ottoboni.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922

N.d.A.: un ringraziamento al dottor Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni per le ulteriori notizie relative al casato

Arma: d’argento alla fascia sormontata da un labello di cinque denti, il tutto di rosso.

Sen. Michele Sambiase Severino. Archivio Storico del Senato della Repubblica

 

 

 

 

 

DE SANCTIS

Titoli: barone

Dimora: Napoli

Famiglia abruzzese che si crede discenda da i De Sanctis di Sant’Andrea e Cerreto. Nota dal XV secolo; con R. D. del 17 settembre 1911 e RR. LL. PP. del 4 febbraio 1912 ottenne la concessione del titolo di barone con successione primogenito maschile. SIGISMONDO, barone, maggiore dei Granatieri del Regio Esercito Italiano, decorato di medaglia commemorativa guerra 1915/18, cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al monte di tre cime di verde, uscente dalla punta dello scudo, sostenente un leone d’oro fissante una cometa dello stesso, ondeggiante in banda nel cantone destro.

SANDOVAL

Titoli: duca di Sinagra

Dimora: Sicilia

Si crede che sia stata portata in Sicilia da GIOVANNI, discendente dalla casa reale di Leon, capitano della guardia del Vicerè, marchese di Vigliena, nella prima metà del XVII secolo. GIOVANNI cavaliere dell’Ordine dell’Alcantara, con privilegio dato in Madrid il 24 dicembre 1648 reso esecutivo in Messina il 17 maggio 1649 ottenne il titolo di marchese di San Giovanni ed il titolo di principe di Castelreale, GIOVANNI castellano di Cefalù nel 1664; GASPARE proconservatore di Siracusa 1680/94; DIEGO senatore in Palermo 1778/9, duca di Sinagra e conte di Naso, GIOVANNI ANTONIO principe di Castelreale, marchese di San Giovanni, duca di Sinagra, e conte di Naso il 1 settembre 1790, senatore in Palermo 1783/4, deputato del Regno 1794, sindaco di Palermo 1795.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro alla banda ingollata da due teste di leone di nero.

 

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SANGERMANO di Monteverde

Titoli: nobile, predicato di Monteverde

Dimora: Monteverde (Avellino)

Con privilegio di re Carlo II di Spagna dato in Toledo il 29 aprile 1698 si effettuò l’atto di vendita della città di Monteverde a MICHELE, dottore in legge, per ducati 8.500; poiché detta città posseduta da Onorato II Grimaldi, principe di Monaco e marchese di Campagna, il quale per non aver osservato i patti convenuti nella donazione, ossia di fedeltà al sovrano di Napoli, perdette il feudo e venne acquistata dal predetto MICHELE Sangermano. GIOVAN BATTISTA, figlio del precedente, ottenne il feudo con “Decreto di Preambolo” della Gran Corte della Vicaria del 19 luglio 1729 e successivamente alla figlia EMANUELA (Emmanuella) che effettuò la transazione al cugino MICHELE approvata dalla Gran Corte della Vicaria con decreto del 21 giugno 1785, che fu anche l’ultimo intestatario nel Registro del Cedolario della città di Monteverde il 19 luglio dello stesso anno.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di ermellino alla banda d’oro caricata di tre conchiglie d’azzurro poste in palo.

SANITÀ e SANITÀ di Colle Macine

Titoli: barone, nobile, predicato di Colle Macine, nobile di Sulmona

Dimora: Chieti, Sulmona

Si crede che il casato sia d’origine lombarda, appartenente ad una antica casata di Todi residente in Sulmona fin dal secolo XIII. Il palazzo della famiglia sito nel Borgo Sancti Panfili, fu residenza dei re angioini ed in seguito aragonesi, casa regia, specialmente d'estate, al punto che re Carlo III Angiò Durazzo concesse loro la facoltà di potersi ornare dello stemma reale con i gigli di Francia. Il giureconsulto FRANCESCO fu amico di Francesco Petrarca, il quale scrisse l'epigrafe sulla tomba dell'amico eretta nella cattedrale di San Panfilo. Il palazzo bruciato al tempo della rivolta Masaniello, oggi si presenta sminuito e privo di abbellimenti, con case comuni addossate, restano due bifore di cui una mutilata e ridotta a balcone, nell'interno, sulla scalinata si conserva un affresco rappresentante la Madonna con il Bambino e santi ai lati, opera del “Magister Andreas Pictor De Lictio”. Nel Borgo di Sant'Agata possedevano una casa con ospizio e l'unico albergo della città in piazza della Tomba, altre strutture alberghiere erano registrate a nome di FRANCESCO Sanità, seconda metà del XIV secolo, nell'odierna piazza Minzoni. Da notizie raccolte e tramandate dallo storico Di Pietro si sa che i membri del casato, parteciparono all'organizzazione delle Giostre tenutesi in Sulmona negli anni 1585, 1586, 1587, 1593 e 1595 e che il nobile ALFONSO Sanità partecipò all'ultima Giostra della città di Sulmona nel 1643.

Il casato venne dichiarato nobile di Sulmona, ricevuto nel S. M. Ordine di Malta dal 1597 col cavaliere FABRIZIO (Archivio del Gran Priorato di Napoli); il riconoscimento dei titoli avvenne con D. M. del 20 settembre 1907; FERDINANDO barone, nobile, col predicato di Colle di Macine negli anni ’30 del XX secolo. Il ramo secondogenito riconosciuto con Decreto del Capo del Governo del 2 febbraio 1930 nobile di Sulmona in persona di FRANCESCO SAVERIO.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro a due scaglioni d’oro

SANSÒ o SANZÒ

Titoli: nobile

Dimora: Capua

Famiglia di Capua dichiarata nobile con Regio Privilegio del 12 febbraio 1584; ottenne la “regia familiarità” con Privilegio del 15 agosto 1624 da re Filippo V di Spagna in qualità di “familiare e continuo commensale” in persona di ANNIBALE (1605-1665). Diversi esponenti della famiglia prestarono servigi nella carriera delle armi. ANNIBALE agli inizi del XIX secolo era il sesto maggior contribuente del Comune di Capua, possedeva in detta città una rendita di 246 ducati assieme al duca Sancipriano. La famiglia riconosciuta di “nobiltà generosa” nelle prove di ammissione nella “Compagnia delle Reali Guardie del Corpo” di S. M. il Re delle Due Sicilie nel 1847.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro all’ala spiegata di nero.

SANSONE

Titoli: duca di Torrefranca, nobile dei duchi

Dimora: Mazzara del Vallo

Originaria di Milano e trasferitasi in Sicilia con GIOVANNI GIROLAMO, nipote di AMBROGIO ambasciatore dell’Imperatore Carlo V, visitatore (ispettore) generale delle fortezze del Regno nel 1536, che si stabilì in Mazzara del Vallo; dal quale derivarono i rami di: baroni di Campobasso con GIROLAMO nel 1634, e duca di Gallizia detti anche duchi di Sansone. GIUSEPPE alfiere del “1° Reggimento fanteria di Linea Abruzzo” partecipò alla difesa del Regno delle Due Sicilie nella campagna del 1860/61 contro l’invasione piemontese. FRANCESCO nel 1858 ebbe il titolo di duca di Torrefranca; CESARE, discendente da Girolamo, fu iscritto con tale titolo nel 1772.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro al leone in atto di abbracciare e sollevare una torre d’oro.

SANTANGELO

Titoli: marchese

Dimora: Napoli

Famiglia napoletana decorata dei più importanti Ordini Cavallereschi, e di alti uffici.

NICOLA, investito del titolo di marchese con R.D. del 16 novembre 1847, consigliere d’intendenza, nel 1809 era segretario generale di Terra di Lavoro, giudice delle Gran Corte Civile nel 1822, intendente in Capitanata (Foggia), nominato ministro segretario di Stato per gli affari interni del Regno delle Due Sicilie il 23 ottobre 1831 in carica sino al 1847, nel 1845 presidente del “Congresso Mondiale degli Scienziati” tenutosi in Napoli il 19 novembre 1847, nominato consigliere di Stato, acquistò il palazzo Carafa in Napoli alla via oggi denominata San Biagio dei Librai nell’anno 1815, in tale palazzo, dichiarato monumento nazionale, era in essere un museo privato - creato dal padre l’avvocato FRANCESCO (1754-1836) - visitato dai maggiori studiosi dell’epoca, le collezioni, formate da vasi, bronzi, terrecotte, vetri e monete, erano collocate tra il piano nobile e l’appartamento superiore e, salvo, qualche iscrizione, nessun reperto era posizionato all’aperto; a causa delle crescenti difficoltà economiche, nel 1864, Nicola intraprese contatti con alcuni antiquari parigini allo scopo di vendere le collezioni per la considerevole cifra di 215.000 lire. L’allora Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Giuseppe Fiorelli, non potendo lo Stato Italiano permettersi l’esorbitante richiesta, riuscì a convincere il Municipio di Napoli ad acquistare l’intera raccolta per la somma pattuita che, così, fu esposta finalmente al pubblico, in tre sale del primo piano del Museo Nazionale di Napoli, per la prima volta a partire dal 27 gennaio 1867; collezione che ancora oggi, secolo XXI, si può ammirare.

Palazzo Carafa poi Santangelo, la leggenda della testa di cavallo

Uno dei palazzi che testimonia il gusto della famiglia Carafa è il Palazzo Carafa della Stadera sito invia San Biagio dei Librai a Napoli. Eretto nel 1466 per volere di Diomede Carafa conte di Maddaloni. Sul portale del palazzo sono scolpite gli stemmi araldici del casato e la “stadera”, ovvero la bilancia, simbolo di giustizia e di uguaglianza, al di sopra, al di sopra di esso, è incisa l'epigrafe dedicata a re Ferdinando I d'Aragona "In honorem optimi Regis et nobilissimae Patriae Diomede Carafa comes Matalune MCCCCLXVI" (in onore dell'ottimo Re e della nobilissima patria, Diomede Carafa conte di Maddaloni 1466). Edificio preesistente del secolo XIII che venne completato con la facciata in bugnato, con finestre e cornicione in stile fiorentino ed adornato di statue e reperti archeologici, il palazzo insieme al quello dei Cuomo, del Penne, rappresenta la magnificenza dell'architettura napoletana del Rinascimento.

La testa di cavallo, la cui copia è poggiata su di un tronco di colonna nel cortile del palazzo, è una copia dell'originale in bronzo ivi posto fino al 1809 quando il principe Marzio Gaetano Carafa di Colubrano lo donò al Real Museo Borbonico (oggi Museo Nazionale). La copia in terracotta bronzata fu fatta collocare da Francesco Santangelo nuovo proprietario del palazzo. Vi sono varie “verità” sull'esistenza della testa di cavallo, una di queste la indica come regalo elargito da Lorenzo il Magnifico de Medici a Diomede Carafa nel 1471 e che sia probabile opera di Donatello, mentre una seconda attribuisce a Virgilio la costruzione di un cavallo di bronzo il quale aveva effetti taumaturgici guariva i cavalli da ogni malattia, la corporazione dei maniscalchi vedendo in pericolo i loro guadagni avrebbe distrutto il cavallo utilizzandolo per fondere le campane del Duomo, salvandosi solo la testa che secondo la tradizione sarebbe quella posta nel cortile di palazzo Carafa.

Mentre un recente studio del XX secolo effettuato dal ricercatore Aldo de Rinaldis afferma che si tratta di un’opera proveniente da uno scavo, di epoca romana del III secolo avanti Cristo.

N.d.A.: attualmente, anno 2008, il palazzo Carafa-Santangelo dopo quasi un cinquantennio di totale abbandono e abusi edilizi, è in restauro.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: troncato: 1° d’oro al lambello a tre pendenti di rosso accompagnato in capo da un’aquila di nero spiegata; nel 2° vaiato di rosso e d’argento.

SANT’ANGELO

Titoli: barone

Dimora: Palermo

Di origine siciliana, nota dal XV secolo; con D. M. del 6 ottobre 1927 venne riconosciuto al casato il titolo di barone con successione del primogenito maschile.

Il barone BLASCO I (†1445), dottore in legge, Consigliere del Re Alfonso d’Aragona e Capitano di Giustizia di Randazzo nel 1423-24.

GIACOMO, Regio Milite, Senatore in Catania negli anni 1452, 1453, 1487 e 1488. Per i servizi prestati al Sovrano meritò il titolo di “Magnifico” per sé e i suoi. Nel 1465 fu investito del titolo di Patrizio catanese , Capitano di Giustizia di Randazzo nel 1447-48.

Il B.ne Blasco II Senatore in Catania nel 1476 e 1477. FRANCESCO Senatore in Catania negli anni 1551, 1552, 1556, 1557, 1559, 1560, 1564, 1573, 1574.

FRANCESCO ANTONIO nel 1756 fu nominato Soprintendente Amministrativo del Patrimonio Urbano di Augusta. Il figlio LUCIO Capitano di Giustizia di Augusta negli anni 1794, 1795, 1800 e 1801. GABRIELLO, dottore in legge, Giudice Regio dal 1835 al 1848, in seguito ufficiale di 1ª classe della Direzione generale del Macino e Segretario presso la Commissione dei Beni Ecclesiastici in Caltanissetta. LUIGI, barone, vivente negli anni ’30 del XX secolo, nel 1965 nominato Segretario Provinciale Dipendenti Postelegrafonici di Palermo e dal 1968 al 1980 Segretario Unione Provinciale Cisnal di Palermo. Il figlio ALFREDO, vivente nel XXI secolo, è Responsabile letterario dell’Ass. “Artistica Culturale Opus” di Palermo, Membro Honoris Causa del Centro Divulgazione Arte e Poesia di Sutri, laureato in Filosofia ha pubblicato diversi libri.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare italiano anno 1922.

Si ringrazia il barone Alfredo per le ulteriori notizie ad integrazione del casato

Arma: d’azzurro all’albero d’oro, accompagnato ai lati da due croci dello stesso, alla fascia di rosso attraversante

SANTASILIA di Torpino

Titoli: marchese, nobile dei marchesi, predicato di Torpino

Dimora: Napoli, Roma

Famiglia originaria della Spagna, del regno di Valencia; ANDREA si trasferì in Napoli nel 1730.Carlo VI concesse alla sua persona il titolo di marchese nell’anno 1732; il ramo primogenito rappresentato nella prima metà del XX in persona di GIUSEPPE; un ramo secondario riconosciuto del titolo di marchese, del predicato di Torpino per RR.LL.PP.(Regie Lettere Patenti) del 13 giugno 1926 per successione di casa Nuzzillo e Ricci, titolo concesso con Regio Privilegio in Madrid in data 3 agosto 1551 dall’imperatore Carlo V ed Edoardo Nuzzillo, e con RR.LL.PP. del 25 luglio 1770 di sua maestà Ferdinando IV,re delle Due Sicilie, a Luca Ricci, in persona di EMILIO e MARCELLO e in prosieguo ai loro discendenti. Un altro ramo per anticipata successione della famiglia de Medici di Ottaviano (provincia di Napoli) nel titolo di duca di Miranda,predicato di Venafro, Filignano e Valle in persona di TERESA - RR.LL.PP. del 1912. FRANCO (Napoli 1935) ingegnere nucleare, autore di uno splendido libro di ricette gastronomiche "La cucina aristocratica Napoletana" edito nel 1988.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’argento a tre fasce di rosso (riconoscimento con D.M. del 20 gennaio 1904)

SANTOSTEFANO

Titoli: marchesi di Murata La Cerda, signore di Calcusa e di Fontana Murata, duca della Verdura, conte delle Mandre

Dimora: Palermo

Originaria della Biscaglia, si crede abbia assunto il cognome Santostefano da un eremo dedicato a detto Santo, vicino ad un castello di famiglia in tempi remoti. Passata in Sicilia nelle città di Palermo, Trapani e Monte San Giuliano, inserita nell’S.M. O. di Malta dal 1360. MARTINO nel 1329 acquistò il feudo di Falconeri; LEONE possedette il castello e la terra di Aquilia in Val di Noto; GIORGIO “regio cavaliere”, senatore in Trapani 1431/2, capitano di giustizia 1437/8 e 1441/3; SIMONE castellano di Troina nel 1548; PIETRO proconservatore in Trapani 1633; LUIGI comprò la baronia di Calcusa e Fontana Murata, delle quali ottenne investitura il 11 agosto 1662, senatore in Palermo nel 1645/6; GIUSEPPE fu investito del feudo di Calcusa e Fontana Murata il 13 novembre 1644, sulla quale baronia con privilegio del 13 febbraio 1659 ottenne il titolo di marchese di Murata La Cerda, cavaliere dell’Ordine di Alcantara, governatore del Monte di Pietà di Palermo 1646 – 1659/6; GIUSEPPE, marchese, governatore di Castellammare di Palermo nel 1737, colonnello nell’Esercito di Carlo III di Borbone; LUIGI, marchese, governatore nobile della “Compagnia dei Bianchi” in Palermo nel 1773; ALESSIO, marchese per investitura del 6 luglio 1807, fu gentiluomo di camera di S. M. Siciliana re Ferdinando III di Sicilia (IV di Napoli), intendente delle province di Messina, Lecce e Caserta, ministro delle Finanze nel Governo Provvisorio di Sicilia nel 1848/49; FULCO colonnello di cavalleria del Regio Esercito Italiano partecipò alle guerre d’indipendenza, commendatore degli Ordini dei SS. Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia; GIUSEPPE iscritto nell’Elenco Definitivo delle famiglie Siciliane; GIULIO ufficiale di cavalleria del Regio Esercito, che contrasse matrimonio con Donna Carolina Valguarnera dei Principi di Niscemi da cui nacquero: MARIA FELICE dei Marchesi di Murata la Cerda, che sposò il nobile generale Tommaso Lequio di Assaba, deceduta a Roma il 06/01/1990; FULCO, Marchese di Murata la Cerda, Duca di Verdura e Conte delle Mandre, deceduto a Londra celibe e senza figli il 15/08/1978. Dal matrimonio fra MARIA FELICE e Tommaso Lequio di Assaba nacque una unica erede: LUISA Lequio di Assaba deceduta il 10/12/1985, la quale contrasse matrimonio con Marcello Koch, da cui nacque ALESSANDRO Koch Lequio di Assaba nato a Roma il 19/10/1953 unico discendente di Casa Santostefano il quale ha sposato in prime nozze Anna Francesca Coppa Troili dei Marchesi di Vallepietra il 07/12/1983, da cui nacquero: MASSIMILIANO nato a Roma il 06/06/1985; CAROLINA nata a Roma il 23/11/1988. In seconde nozze Priscilla Sidoli il 07/10/2006. MASSIMILIANO Koch Lequio di Assaba, nato a Roma il 06/06/1985, sposa a Santiago del Cile il 13/02/2014 Anita Munoz Espinoza, da cui SANTIAGO nato a Santiago del Cile il 21/02/2013 e EDOARDO nato a Santiago del Cile il 30/10/2014. La residenza attuale della famiglia è a Roma.

Iscritta nel Libro d’oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare italiano anno 1922.

Arma: troncato: 1° d’azzurro alla torre d’oro, fondata a destra, sostenente un soldato in atto di suonare una tromba al naturale, all’albero di verde a sinistra, a i cui rami è attaccato un calderone d’oro, con due lupi di rosso passanti al tronco, nel 2° di rosso all’aquila d’oro, il tutto con la bordatura di quindici pezzi alternati di rosso alla torre d’oro, d’oro al leone di rosso e d’azzurro a tre gigli d’oro.

SAPORITO

Titoli: barone di Scarapullè e Danile

Dimora: Sant’Angelo di Brolo

Famiglia trasferita in Sicilia dal XIX secolo, insignita del titolo di barone di Scarapullè e Danile per successione di casa Giuffrè con titolo riconosciuto con D. M. del 6 aprile 1909 per “maritali nomine” di GIAN GREGORIO sposo di Enrichetta Giuffrè, precedentemente al suddetto Gian Gregorio venne conferito con Regio Decreto del 20 marzo 1904 l’arma descritta.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro partito da un palo d’argento. 1° alla fascia d’argento accompagnata in capo da un leone sormontato da una stella il tutto d’oro, nel 2° alla roccia sostenente un pavone il tutto al naturale dal sole d’oro.

SAPUPPO

Titoli: nobile, conte

Dimora: Catania

Famiglia catanese conosciuta dal XVI secolo; con R. D. “motu proprio” del 12 ottobre del re d’Italia Vittorio Emanuele III e con RR. LL. PP. (Regie Lettere Patenti) del 1 luglio 1920 venne concesso ad ANTONIO il titolo di conte con successione maschile e con R. D. del 18 marzo 1920 l’arma descritta, con D. M. del 21 maggio 1925 riconosciuti anche del titolo di nobili.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla scala con un cane arrampicante, poggiato sulla campagna di verde, sormontata da una cometa d’argento ondeggiante in banda.

SARACENO (GERIFALCO)

Titoli: nobile

Dimora: Atella, Matera, Venosa

Antica famiglia nobile di origine napoletana, anticamente chiamata “Gerifalco”, prese il nuovo nome a seguito di una vittoria contro un valoroso infedele, il casato fu titolare della Baronia della Torella. TOMMASO, nel 1154 ebbe un feudo in dono dal Conte di Tricarico Ruggero Sanseverino. GIOVANNI giudice nel 1284. GIOVAN MICHELE (+1568), dal 1557 Arcivescovo di Acerenza e Matera, Governatore di Roma, nominato Cardinale da Papa Giulio III nel 1575, nel 1585 rinunciò alla cattedra vescovile a favore del nipote SIGISMONDO che divenne vescovo in quell’anno. ANNIBALE Vescovo di Lecce, NICOLA FRANCESCO chierico. VITO (Atella 1850 – 1907) sindaco di Spinazzola dal 1894 al 1902; EDUARDO, (Atella 1902 – Napoli 1997) dottore in chimica e farmacia, imprenditore, membro del P.N.F. (Partito Nazionale fascista) federale di Napoli dal 1937 al 1940, di Brindisi nel 1941, di Salerno dal 1942 al 1943, presidente dell'associazione industriali di Potenza. Un ramo della famiglia - ora estinto - fu investito del titolo di marchese di Montemesola vicino Taranto; CELESTINO e ORAZIO sindaci di Brindisi nel XIX secolo.

Esistono tutt’ora palazzi gentilizi del casato in Taranto, Brindisi e Spinazzola.

Arma: d’oro alla testa di moro al naturale con la fascia di verde al giglio d’oro.

SARDO (1)

Titoli: barone di Fontana Coperta

Dimora: Trapani, Monte San Giuliano, Firenze

Famiglia siciliana di Lentini ed esistente ai tempi di re Martino d’Aragona e diramata in diverse città della Sicilia ed ha come capostipite ANTONIO barone di Motta Camastra, dal quale discende NARCISO cavaliere gerosolimitano. GUGLIELMO caporale delle genti d’arme sotto i Martini, LUIGI senatore in Catania dal 1515 al 1530; FRANCESCO MARIA la tenne in Siracusa nel 1581-82; FRANCESCO è iscritto nella mastra nobile del Mollica (lista X, anno 1596); ANTONINO giurato in Siracusa negli anni 1622/23, 1625/26, 1643/44, 1647/48; FILIPPO la tenne negli anni 1696/97, 1699/700 e fu senatore nell’anno 1720/21; GIUSEPPE, ramo di Trapani, barone di Fontanacoperta, capitano di giustizia in Monte San Giuliano nell’anno 1740/41; ANTONINO e PIETRO furono proconservatori interini di Monte San Giuliano nel 1759 e 1778; PIETRO0 patrizio in detta città nel 1787/88;GIUSEPPE, barone di Fontanacoperta, capitano di giustizia di Monte San Giuliano nel 1805/6 e senatore nel 1812/13. Nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della Regione Siciliana, è iscritto, con il titolo di barone di Fontanacoperta, PIETRO di Giuseppe, di Pietro.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro a quattro pali d’oro con tre gigli due e uno dello stesso caricati sul tutto.

SARDO (2)

Titoli: nobile di Messina, trattamento di Don e Donna.

Dimora: Messina

Famiglia siciliana trae origine da GILOTTA o GIULIO nobile messinese, figlio di GIOVANNI GILIBERTO che si trasferì in Castiglione di Sicilia nel 1523, governatore di Castiglione e di Aidone con le podestà civili e penali. Il casato aggregato alla nobiltà messinese e alla Mastra Nobile Senatoria; insigniti con privilegio del 18 febbraio 1618 da Filippo III del titolo di don e donna in perpetuo di tutti i discendenti maschi e femmine. Diede dottori, giudici, consultori, arcipreti, abati protonotari apostolici, camerieri d’onore dei Pontefici, cavalieri di Malta, cavalieri del Santo Sepolcro e della Corona d’Italia, sindaci e giurati. Con D. M. del 23 luglio 1926 completato il 16 novembre 1927 e nuovo D. M. del 6 settembre 1928 fu riconosciuto a VINCENZO MARIA il titolo di nobile di Messina e il trattamento di don e donna per sé e discendenti.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro a quattro pali di rosso, col capo del primo carico di tre giglio d’oro posti due a uno.

SARNO e SARNO PRIGNANO

Titoli: nobile

Dimora: Portici

Originaria della città di Sarno, dalla quale assunse il cognome, le notizie della casato si hanno con certezza sin dal periodo Svevo XIII secolo circa; nobile in Napoli al Seggio di Montagna ed in Benevento. Un ramo della famiglia Prignano si estinse nei Sarno, aggiungendone il cognome. LUDOVICO governatore di Sarno per il re Ladislao d’Angiò Durazzo, portò la famiglia in Napoli. Feudataria di San Giorgio nel 1641, l’ultima intestazione del feudo il 9 settembre 1771 in persona di ANTONIO; dichiarata di “nobiltà generosa” per l’ammissione nella “Compagnia delle regie Guardie del Corpo” in persona di ANTONIO nel 1841 (Verbali della Regia Commissione dei Titoli di Nobiltà, volume II pag. 120).

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito: 1° d’azzurro all’albero di palma di verde sradicato di rosso, sostenuto da due leoni coronati d’oro affrontanti controrampanti al fusto (Sarno), 2° d’oro all’aquila spiegata d’azzurro imbeccata di rosso (Prignano).

SARRIANO

Titoli: duca di Ponte, conte di Casalduni.

Dimora: Napoli

Antica famiglia feudataria, decorata del titolo di conte di Casalduni con concessione del 3 aprile 1602 in persona di FABRIZIO, duca di Ponte in persona di DOMENICO il 31 ottobre 1722, dei quali ebbe l’ultima intestazione il 22 settembre 1767 CARLO, il quale ebbe anche in pari data l’intestazione dei feudi di Ferrari in Terra di Lavoro per successione del fratello DOMENICO. Ricevuta nel S. M. O. di Malta e passata in Priorato nel 1751 in persona del commendatore PASQUALE e nel 1762 del commendatore GIOVANNI. Ammessa nella “Compagnia delle Regie Guardie del Corpo” nel 1855 (Verbali della Regia Commissione dei Titoli di Nobiltà, volume IX, pag. 240); iscritta nel Registro dei Feudatari da oltre 200 anni. GAETANO, figlio di Carlo, duca di Ponte e conte di Casalduni; CARLO vivente negli anni ’30 del XX secolo duca di Ponte conte di Casalduni.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla fascia sostenente un leone coronato, nascente e accompagnata nella punta da tre stelle poste in fascia il tutto d’oro.

SARZANA

Titoli: nobile, nobile dei baroni, barone di Filippello

Dimora: Corleone, Marsala, Palermo.

Antica famiglia siciliana originaria della Catalogna venuta in Sicilia al seguito dei Martini, stabilitasi in Corleone, Palermo, Marsala. JORLANDO che approdò in Sicilia nel 1392 al seguito di Martino il Giovane che lo creò giudice di Corleone; all’incoronazione di re Martino fra i grandi di Corte vi erano i”milites” PIETRO e GIOVANNI, il primo consigliere e castellano del castello di Monteforte e il secondo gentiluomo di camera e Regio Portulano del Regno di Sicilia. Il ramo primogenito restò in Corleone, altri rami in Palermo e Marsala ove goderono di grande autorità, diedero prelati, portulani, regi familiari, capitani di giustizia. Fra LUCA dei Minori Conventuali, vescovo di Cefalù dal 1445, ebbe il merito di riscattare la sua città dal Regio Fisco; don ANTONIO, scrittore dell’Ordine dei Benedettini, abate di Santa Maria della Campora presso Firenze, nel 1579; il casato ebbe numerosi feudi e contrasse numerose alleanze. Al ramo cadetto di Marsala appartiene GIUSEPPE che da S. S. Pio IX con Breve del 15 marzo 1870 fu insignito del titolo di conte per i maschi primogeniti; ANGELO, di Domenico, assunse per eredità materna, Maria Calà baronessa di Filippello, tale titolo con RR. LL. PP. di Regio Assenso del 6 luglio 1924 e con D. M. del 8 agosto stesso anno.

Iscritta nel Libro d’oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: troncato 1° d’oro al basilisco di verde, linguato di rosso, mirante una stella d’argento posta nell’angolo superiore destro dello scudo, nel 2° mareggiato d’azzurro e d’argento alla mezza luna montante dello stesso (D. M. del 5 maggio 1927).

 

 

 

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DE SARZANA

Titoli: nobile

Dimora: Corleone, Marsala

Motto: “Tu ispira”

Il casato è un ramo della precedente famiglia della linea di Marsala, discendente da GIUSEPPE giurato nobile di Marsala nel 1620 e 1628. RAFFAELLO nobile ed EMANUELE monsignore protonotario apostolico, viventi nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: troncato: 1 d’oro al basilisco di verde, linguato di rosso, 2° mareggiato d’azzurro e d’argento.

SAVARESE

Titoli: barone

Dimora: Napoli, Torre del Greco

Famiglia napoletana conosciuta già dal XVI secolo; decorata del titolo di barone con R. D. del 5 giugno 1856 in persona di GIACOMO (1817-1884) ministro del Regno delle Due Sicilie, si adoperò per l'elevazione dei ceti più poveri, all'assistenza all'infanzia e all'educazione scolastica, istituì, primo in Italia, l’asilo d’infanzia, si dedicò allo studio dei problemi agricoli; nel 1848 venne nominato ministro, e nel 1855 nominato collaboratore delle leggi di bonifica e supervisore dei relativi interventi. Dopo la caduta del Regno e l'occupazione piemontese diede alla stampe nel 1862 un saggio sul raffronto tra le finanze piemontesi e quelle delle Due Sicilie, ribadendo la oculata amministrazione Borbonica nei confronti del fiscalismo imperante col nuovo stato Italico, ristampato nel 2003 da una nota casa editrice Napoletana; la sua opera fondamentale, in cui contesta i regimi liberal-socialisti e ripropone la società tradizionale rispettosa della libertà e dei diritti delle comunità sociali e storiche, ha il titolo “Dottrine politiche del secolo XIX e l'ordine naturale delle società civili”; il titolo passò al figlio ALFONSO nell’agosto del 1884.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla fascia di rosso accompagnata in capo da due teste di moro affrontate e in punta di un giglio d’oro.

 

 

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