Le pagine della cultura

 

 

I casati del Sud

di Ciro La Rosa

La Rosa

A-AM AN-AZ

 B-BI BL-BU

 C-CA  CE-CO  CR-CU

 D  

 E  

 F-FE  FI-FU

 G-GA GE-GI  GO-GU

H-I-J

 L-LE LI-LU

 M-MA  ME-MI  MO-MU

 N 

 O

 P-PA  PE-PI  PL-PU

 Q

R-RI  RO-RU

S-SA  SC-SI  SL-SY

T-TE  TI-TU

 U

 V-VE  VI-VU  W-X-Y-Z

O

OLIVA

Titoli: nobile di Gaeta

Dimora: Gaeta, Napoli

Originaria di Gaeta nota sin dal XV secolo, ricevuta nell’Ordine di Malta dal 1771, ascritta nell’Elenco del Priorato di Capua nel 1801. NICOLA, 1° tenente, del “12° Reggimento Fanteria di Linea Messina” ha partecipato alla difesa del Regno delle Due Sicilie nella campagna del 1860, capitolò col suo reparto il 2 novembre in Capua.

NICOLA con R. D. del 1922 ottenne il titolo di nobile di Gaeta.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: partito: 1° troncato di rosso al leone d’oro coronato del medesimo linguato d’argento, d’argento a cinque fascetti di verde e di rosso, 2° d’argento all’albero di nero.

OLIVERI

Titoli: duca d’Acquaviva

Dimora: Palermo

Famiglia di origine spagnola,le prime notizie si hanno con ANGELO Oliverio pretore di Palermo 1373/4; GARZIA capitano di fanteria spagnola, senatore di Palermo 1599/1600 e nel 1607/8, capitano di giustizia 1601/2; PIETRO giudice della Corte Pretoriana di Palermo 1658/9, con privilegio del 15 novembre 1672 venne nominato “maestro razionale giurisperito” (perito legale) del Tribunale del Real Patrimonio, con privilegio del 28 settembre 1675 presidente del Tribunale e reggente del “Supremo Consiglio d’Italia” (organo di controllo fiscale-giuridico-militare dei possedimenti spagnoli in Italia); MICHELE con privilegio del 4 agosto 1686 ottenne il titolo di duca d’Acquaviva; GIROLAMO carica di proconservatore della città di Randazzo nel 1680; PIETRO duca di Acquaviva nomina del 23 febbraio 1699, governatore del Monte di Pietà di Palermo 1700/1 e 1707/8; GIUSEPPE giurato di Licata 1701/2; FRANCESCO con privilegio del 1 aprile 1751 venne investito del titolo di duca d’Acquaviva e Terra di Acquaviva con il feudo di Michinesi, governatore del Monte di Palermo 1749 e della Compagnia della Carità 1755/1763; GIUSEPPE giurato nobile di Licata 1787/88; PIETRO, duca d’Acquaviva, governatore del Monte di Pietà di Palermo 1796/98.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’oro alla colonna al naturale, cimata da una colomba al naturale – alias d’oro all’olivo sradicato di verde, accostato da due leopardi dello stesso.

 

 

OMODEI

Titoli: nobili, barone di Reda

Dimora: Trapani, Avola, Augusta

Famiglia che deriva da un ramo del casato degli Amidei di Firenze, passata in Sicilia in un primo tempo con CORRADO milite al seguito dell’imperatore Federico II, stabilitosi in Messina, mentre i suoi discendenti passarono in Trapani; in un secondo momento con PUCCIO al seguito di re Pietro d’Aragona in Palermo. FRANCESCO De Homodei, notaio, proprietario del feudo di Maletto in data 13 aprile 1344; NICOLO’, residente in Malta, ebbe la concessione della terra di Pietralonga nel 1371; FRANCESCO pretore di Palermo 1383/4; ARRIGO capitano di giustizia in Trapani 1462; FRANCESCO in data 14 gennaio 1458 ottenne i feudi di Falconeri, Capaci, le saline di Piatanella, Cantarella e Cianciana ed inoltre i feudi di Sant’Andrea, Cannamela e Monterosso; GIOVANNI vescovo di Mazzara nel 1531; ANTONINO, barone di Vallelunga, senatore di Palermo 1514/5, capitano d’armi in Augusta 1550; GAETANO capitano di giustizia in Augusta nel 1694 e nella Mastra Nobile di detta città annotato insieme con ERCOLE, OTTAVIO e FRANCESCO. La nobiltà del ramo di Augusta venne riconosciuta dal Senato di Palermo in data 14 maggio 1774; ORRIGO, capitano di giustizia di Trapani nel 1759, ottenne il 30 marzo 1762 l’investitura di barone della Salina di Reda; GIOVANNI riconosciuto del titolo di barone di Reda, prefetto di Trapani 1787/8; AMEDEO con D. M. del 2 aprile 1879 ottenne il riconoscimento del titolo di barone di Reda e GREGORIO con CESARE il titolo di nobili. Hanno partecipato alla difesa del regno delle Due Sicilie nella campagna del 1860/61 i seguenti appartenenti al casato: ACHILLE - figlio di GIOVANNI barone di Reda colonnello della Guardia Reale - proveniente dalla Scuola Militare della Nunziatella, capitano del “10° Battaglione Cacciatori” ebbe la citazione al merito di “distinto” nel combattimento in Mola di Gaeta, dove rimase ferito; MICHELE 1° tenente del “1° Reggimento Fanteria di Linea Re” prese parte ai combattimenti in Sicilia ed in Calabria, presente allo scontro di Macerone per contrastare le truppe piemontesi dove venne fatto prigioniero; DOMENICO 2° tenente del “5° Reggimento Fanteria di Linea Borbone” combatté in Sicilia e all’assedio di Messina capitolando nel marzo del 1861.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: troncato d’argento e rosso al leone all’opposto - alias partito d’argento e nero, al volo abbassato all’opposto.

 

 

D’ONDES

Titoli: duca dell’Isola, barone di Rampigallo, di Ponte di Sciacca, di Gondrano, marchese di Roccaforte, nobile dei duchi.

Dimora: Palermo, Genova.

Motto: Certa pro Iustitia”

Proveniente dalla Francia, stabilitasi in Sicilia con GIAMBATTISTA che sposò la baronessa donna Rosalia Crisi di Santa Ludovina il 7 giugno 1678. BARTOLOMEO professore di diritto all’università di Palermo; VITO insigne pubblicista, professore di diritto costituzionale all’università di Genova, deputato al parlamento del Regno d’Italia dal 1861 al 1871; GIOACCHINO conte di Gallitano con R. D. del 22 febbraio 1861; FRANCESCO marchese di Roccaforte, barone di Rampigallo nel 1892 per successione della casa Inveges e casa Cottù, titoli che con R. D. del 1924 vennero riconosciuti a LORENZO ed in seguito a FRANCESCO “per anticipata successione” nello stesso anno.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare italiano anno 1922.

Arma: d’oro a tre bande d’azzurro.

ONETO

Titoli: principe, duca, marchese, conte, visconte, barone, nobile

Dimora: Genova, Palermo.

Famiglia ligure d'antica nobiltà il cui capostipite fu un certo ODONETTO, console di Genova, da cui provenne il nome ONETO. Per altri autori il nome deriverebbe da una località ligure o da un arbusto (Aneto) ivi presente e poi raffigurato nell’arma.
Un ramo della famiglia si trasferì a Mondovì in Piemonte dove un GIANNANTONIO castellano di Mondovì nel 1399; un conte ALBERIGO segretario maggiore del duca Filiberto di Savoia nel 1472; GIANFRANCESCO cameriere maggiore del duca Carlo I di Savoia nel 1486.

Fu portata in Sicilia da un ARNALDO Oneto cavaliere di Federico II da cui ottenne concessione di terre con privilegio dato in Catania nel 1300. RAFFAELE riconosciuto nobile dal re Pietro II nel 1341. Dal detto Raffaele si originarono i marchesi di S. Nicolò, i duchi di Sperlinga, i principi di S. Bartolomeo ed i principi di S. Lorenzo.

GIOVANNI STEFANO investito dei suddetti titoli nel 1667 e governò il Monte di Pietà di Palermo negli anni 1673-77-78; DOMENICO, duca di Sperlinga e primo visconte della terra e dello Stato di Francavilla, investito nel 1680, fu governatore della Compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1685; FRANCESCO investito nel 1698, governatore della stessa Compagnia nel 1709; altro GIOVANNI STEFANO investito nel 1710, fu governatore del Monte di Pietà nel 1720, capitano giustiziere di Palermo nel 1734; GIAMBATTISTA investito nel 1726 della baronia del feudo di Cipolla, deputato del regno, capitano giustiziere di Palermo nel 1746, e gentiluomo di camera di re Carlo III; MARIANO, marchese di San Nicolò Laurateo, fu anch’egli governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1733-34; GIAMBATTISTA, principe di S. Lorenzo, tenne la carica di capitano di giustizia nell’anno 1745-46; FRANCESCO investito nel 1747 la di cui linea viene ad estinguersi con Donna MARIANNA Oneto e Monroy. TOMMASO principe di S. Lorenzo nel 1697; un secondo TOMMASO governatore della reale compagnia dei Bianchi nel 1763, e senatore di Palermo nel 1783-84 e governatore del Monte di Pietà nel 1790, governatore della città di Modica nel 1757. GIUSEPPE Oneto e Monreale, marchese di San Nicolò, fu senatore di Palermo nel 1779-80 e governatore del Monte di Pietà nel 1784, nel medesimo anno il principe TOMMASO Oneto e Ruffo venne menzionato tra i sei nobili senatori in una lapide di un monumento commemorativo del riassetto urbanistico del lungomare di Palermo

Castello di Sperlinga

Fino al 1867 la famiglia Oneto ebbe il castello di Sperlinga (Enna), uno dei pochi castelli rupestri del Sud, famoso per le vicende dei Vespri Siciliani, il castello fu il solo dal quale, nel 1282, una guarnigione francese resistette per tredici mesi alle armate dei ribelli siciliani opponendo una strenua resistenza. L'episodio è ricordato da una scritta postuma (secolo. XVI) sull'arco dell'androne: “Quod Siculis Placuit Sola Sperlinga Negavit” («Solo Sperlinga non volle acconsentire a quel che fece la Sicilia»).Di quelle giornate si racconta che gli sperlinghesi, chiusi nel castello con i francesi, per far credere alle squadre palermitane assedianti di avere ricche provviste, suonassero le campane delle pecore come se vi fosse ancora un armento e mungessero il latte per farne piccoli caci che gettavano fuori le mura, in segno di opulenza. Malgrado questi stratagemmi, usati altre volte in quei tempi, sembra che l'assedio sia stato tenuto così a lungo da farvi morire di fame siciliani e francesi.

Della sua passata gloria rimangono una parte delle antiche mura, tracce di merlatura, gli archi di due porte, la bifora, la sala di rappresentanza del duca, la cappella e la ripida scalinata, intagliata nella pietra, che conduce alla torre, dalla quale si gode lo splendido panorama dei Nebrodi e delle Madonie.Un altro particolare del castello è costituito dall'"aggrottato": una cinquantina di grotte artificiali, scavate dall'uomo in tempi lontani. Collegate le une alle altre da stradine e scalini anch'essi ricavati dalla rupe, costituiscono, nel loro insieme, un suggestivo borgo rupestre. Le grotte, nei secoli, si sono trasformate in umili abitazioni, con una o due stanze al massimo. Alcune sono state adibite dal Comune a museo etnografico.

Villa Sperlinga a Palermo

GIOVANNI STEFANO Oneto, investito nel 1667 del titolo di duca di Sperlinga, fu colui che volle la villa suburbana di contrada Malaspina, tra le più antiche della Piana dei Colli, edificata con lo sfarzo tipico dell’epoca. I suoi successori ne fecero decorare i saloni, la scalinata d’onore e la cappella da alcuni dei più rinomati artisti del tempo: Vito D’Anna, Francesco Manno e Gaspare Fumagalli. Un erede di Giovanni Stefano, FRANCESCO Oneto e Monreale, quinto duca di Sperlinga, viaggiando per le corti europee e avuto modo di conoscere le manifatture di Meissen, fondate nel 1710 dall’Elettore di Sassonia Frederick Augustus, ad imitazione delle porcellane cinesi, dalla pasta finissima e risplendente. Conobbe anche il Ginori, che nel 1735 aveva fondato la manifattura di Doccia. Poi, soggiornando per qualche tempo presso la corte di Napoli, il duca Oneto era entrato in contatto con la rinomata fabbrica di porcellane di Capodimonte, fondata da Carlo III di Borbone, in competizione con i migliori produttori di porcellane in ambito internazionale. Il duca Oneto, fatto ritorno a Palermo, decise di realizzare nella sua villa di Malaspina una manifattura di maiolica, impiantando la prima fornace attorno al 1761. Il duca non aveva spirito imprenditoriale, difatti la produzione doveva essere riservata all’arricchimento della villa. Molti dei pezzi più raffinati venivano offerti in dono al viceré e ad amici dell’aristocrazia locale. Per le necessità della nuova attività, nei terreni adiacenti alla villa, vennero costruite una grande vasca, per il lavaggio dell’argilla, e varie fornaci, per i diversi stadi di cottura delle ceramiche. Il marchio di questa fabbrica era una “D” (iniziale di “Duca”) e una “S” (iniziale di Sperlinga). La fabbrica operò per una ventina d’anni, finché il duca Francesco passò a miglior vita nel 1780, quando il figlio, SAVERIO Oneto e Gravina, impegnato in importanti cariche pubbliche, decise di chiuderla. Nel 1839 la villa passò a Francesco Paolo Gravina ottavo principe di Palagonia, il quale la destinò ad ospizio di mendicità trascorrendovi egli stesso gli ultimi anni della sua vita. Oggi la villa è sede di un istituto per la rieducazione minorile ed è stato il set del film di Marco Risi “Mery per sempre”, con Michele Placido. Ciò che rimane dell'antico parco di caccia è un giardino comunale in prossimità di Piazza Unità d'Italia. Su una guardiola che anticamente serviva per vigilare sulle vie d’accesso alla villa, l’ultimo duca di Sperlinga che la abitò aveva fatto incidere una meridiana sottolineata dalla dicitura che sembra essere profetica: “Il tempo fugge e più non ritorna”.

Palazzo Oneto di Sperlinga

Sito a Palermo in via Bandiera è stato di recente restaurato.

Voluto dal principe ANTONIO Oneto e Valguarnera nel XVIII secolo è un esempio di raffinata eleganza. L'impianto è tipico del palazzo nobile settecentesco: piano terra, ammezzato, piano nobile e seconda elevazione. Tradizionale anche l'impianto del prospetto. Interessante è la fila degli splendidi finestroni al piano nobile con i bellissimi timpani caricati da medaglioni in stucco, al centro il monumentale balcone d'onore sopra il bel portale, a destra e a sinistra la fila di balconi a "petto d'oca" incorniciati da eleganti mostre rococò. Al di là del portone una piccola corte con loggia a serliana affiancata da una coppia di fontane; un altro portale conduce allo scalone ottagonale, sostenuto da colonne in marmo. I bellissimi saloni del piano nobile vennero affrescati da Gaspare Serenarlo, suoi sono gli affreschi con "La gloria del Principe Oneto" e le tre "Allegorie di Virtù".

Palazzo Oneto di San Lorenzo.

Il Palazzo del XVII secolo sito in via del Bosco a Palermo, è in profondo degrado. Mostra ancora una facciata severa e un interessante loggiato che si affaccia nel suo cortile interno.

La sua storia è legata all’ufficiale ungherese Lajos Tüköry, tenente degli Ussari, che arruolatosi tra i mercenari garibaldini a Genova nel 1860, dopo aver combattuto a Calatafimi contro le truppe dell’Esercito delle Due Sicilie, il 27 maggio venne ferito gravemente durante l’assedio della città di Palermo, nei pressi di Porta Termini. Il 3 giugno successivo morì proprio a Palazzo Oneto di San Lorenzo, dove era ospite del principe Tommaso. Tüköry è ricordato nel toponimo di un’importante via palermitana e le sue spoglie si trovano nella chiesa di San Domenico, nella parte sinistra della cappella di Santa Rosa, vicina alla cappella di San Giuseppe, laddove riposano i principi Oneto.

La Nobile Primaria e Reale Compagnia del Santissimo Crocifisso

Fu fondata nel 1542 a Palermo e ne fecero parte ecclesiastici e gentiluomini. Essa fu detta Compagnia dei Bianchi per il colore delle tuniche dei suoi componenti, che confortavano e sostenevano moralmente i condannati alla pena capitale nei giorni precedenti l'esecuzione, invitandoli alla confessione e al pentimento. In seguito ad un grosso incendio avvenuto nel 1600, l’oratorio della Compagnia, nel quartiere della Kalsa, venne restaurato, grazie anche al cospicuo contributo della famiglia ONETO, che ne resse più volte il governatorato. In quella occasione venne costruito l'imponente portico in stile tardo manieristica, con grandi archi e pilastri, caratterizzato da un bugnato e dai mascheroni che vanno ad ornare le chiavi di volta.

N.d.A.: un ringraziamento vivissimo va all’ing. Michele Calò per le utilissime notizie fornite sulla storia della famiglia, per la splendida descrizione dei luoghi e le immagini inviate.

Arma: partito d’oro e d’azzurro, all’albero di Ona sradicato e fogliato di verde sull’oro e sull’azzurro fustato d’oro, accostato da due leoni controrampanti dello stesso.

Archivio Ciro La Rosa

 

Archivio Calò

 

Castello di Sperlinga, clicca per ingrandire

 

Castello di Sperlinga, bifora

 

Castello di Sperlinga, ingresso, clicca per ingrandire

 

Castello di Sperlinga, aggrottato, clicca per ingrandire

 

Castello di Sperlinga, particolare camminamento, clicca per ingrandire

 

Castello di Sperlinga, particolare della merlatura, clicca per ingrandire

 

Palermo Chiesa di San Domenico, clicca per ingrandire

 

Palermo ex villa Sperlinga - Carcere Malaspina, clicca per ingrandire

 

Palermo monumento commemorativo, riassetto urbanistico

 

Palermo monumento commemorativo, riassetto urbanistico, particolare, clicca per ingrandire

 

Palermo Oratorio Compagnia dei Bianchi, clicca per ingrandire

 

Palermo Oratorio Compagnia dei Bianchi, soffitto

 

Palermo Oratorio Compagnia dei Bianchi, scalinata, clicca per ingrandire

D’ONOFRIO

Titoli: barone di Mancipa Passarello Villadoro, di Artesina

Dimora: Calascibetta, Palermo

Conosciuta nella sua nobiltà dal XV secolo. Matteo governatore della Tavola Pecuniaria (Banca Centrale) di Palermo; GIOVANNI, dottore in legge, giudice della Corte Pretoriana di Palermo 1672/3, del tribunale della Gran Corte del Regno 1670/1, acquistò il feudo di Passarello e Mancipa il 6 ottobre 1678, il feudo di Artesina il 21 gennaio 1698, i feudi di Artesinella, Camali e Mandra il 30 gennaio 1696; GESUALDO per transazione di Pietro Galletti, figlio di Margherita D’Onofrio, ottenne i feudi e i titoli di cui sopra, capitano di giustizia di Calascibetta 1786/6; ANTONINO marchese di Villadoro ottenne con privilegio del 20 dicembre 1799 i sunnominati titoli, giurato in Calascibetta 1812/13;hanno preso parte alla difesa del Regno delle Due Sicilie dall’invasione piemontese nella campagna del 1860/61: GAETANO alfiere (sottotenente) del “1° Battaglione Cacciatori” che ha combattuto a Milazzo, sul Volturno e sul Garigliano; MICHELE alfiere del “5° Reggimento Fanteria di Linea Borbone” presente a Corleone, ha partecipato con compagnie scelte alla difesa di Gaeta sino alla capitolazione avvenuta il 14 febbraio 1861.

Iscritta nell’ Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: di rosso all’aquila spiegata e coronata d’argento.

ORILIA

Titoli: nobile

Dimora: Napoli, Cava dei Tirreni, Lucera

Antica e nobile famiglia francese, venuta in Italia quali militi al seguito degli Angioini nel XIII secolo; trasferitasi in Cava dei Tirreni, ed iscritta nel suo primo ordine civico con i capitani FLAMINIO, ONOFRIO ed il sergente maggiore (all’epoca grado militare equivalente a quello odierno di ufficiale superiore) MUZIO; CARELLO (o GURELLO) Gran Protonotario – segretario di Stato – di re Ladislao D’Angiò Durazzo, fece costruire a sue spese in Napoli la chiesa di Monteoliveto detta di Sant’Anna dei Lombardi nel 1414 “dotandola di molte rendite”, all’interno di essa esiste tutt’ora una loro cappella di giuspadronato della famiglia; CARLO cavaliere di Filippo V di Spagna.

Con R. D. del 19 agosto 1912 e RR. LL. PP. (Regie Lettere Patenti) del 17 novembre dello stesso anno venne riconosciuto al casato il titolo di nobile.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla fascia di rosso, accompagnata da due stelle d’oro, in punta un monte di verde.

 

 

 

 

 

 

ORINETA

Titoli: nobile

Dimora: Napoli

Di origine francese venuta in Napoli con Carlo I d’Angiò, detta anche Aurineto.

ODDONE, compagno d’arme di re Carlo I e suo “regio familiare”; ROBERTO “famigliare” di re Roberto; GIOVAN BATTISTA capitano generale dello “Stato di Milano” nel 1681; il casato possedette vari feudi e marchesati; nobili in Napoli fuori piazza, la famiglia venne iscritta nel Registro dei familiari dei Cavalieri di Malta.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla sirena al naturale coronata d’oro, uscente dal mare, sormontata da una banda arcuata di rosso orlata d’oro, una stella d’oro nel cantone sinistro.

ORLANDO (1)

Titoli: marchese, patrizio di Bari

Dimora: Napoli, Bari

Originaria di Tropea, si trasferì in Napoli dove si imparentò con nobili famiglie napoletane; ereditarono il titolo di marchese per concessione della famiglia Simonetti e l’inserimento nello stemma della loro arma in data 21 luglio 1787; il casato venne aggregato al patriziato di Bari il 27 luglio 1796 in persona di GAETANO, avvocato fiscale della Regia Camera della Sommaria in Napoli;la famiglia ascritta al registro piazze chiuse in persona di FRANCESCO nel XVIII secolo; GAETANO sopraintendente del Grande Archivio della Regia Camera della Sommaria, segretario del Supremo Tribunale Conservatore della Nobiltà del Regno di Napoli; la famiglia dichiarata di “antica nobiltà” nelle prove di ammissione nelle Regie Guardie del Corpo in persona di FRANCESCO che in qualità di 2° tenente del “3° Reggimento Cacciatori della Guardia Reale” (corpo scelto esperto in combattimenti tattici) presente nella campagna del 1860 per la difesa del Regno delle Due Sicilie sul Volturno e sul Garigliano, capitolò col suo reparto nel dicembre; i fratelli: VINCENZO, capitano del “9° Reggimento Fanteria di Linea Puglia” e PASQUALE maggiore dello stesso reggimento, caduto negli scontri di Palermo contro i garibaldini il 25 maggio 1860.

Iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: 1° d’oro al leone al naturale rampante all’albero di pino di verde sulla campagna del medesimo, sormontato da una stella d’argento (Orlando), 2° d’azzurro alla testa di cane al naturale fissante un sole al cantone destro (Simonetti).

ORLANDO (2)

Titoli: conte

Dimora: Palermo, Carini, Salemi, Livorno

MATTEO possessore del feudo di Lo Cathuso e di Verbumcando nel XIV secolo; GIOVANNI, dottore in legge, giurato di Caltagirone 1460/72; ANTONINO capitano di giustizia in Salemi 1525/6; MATTEO, vissuto in Carini, ordinario dei Frati Carmelitani, insegnò presso l’università di Napoli, Firenze, fece parte della Congregazione Propaganda Fide, tradusse in arabo le Sacre Scritture, procuratore generale dell’Ordine dei Carmelitani, vescovo di Cefalù ed ivi sepolto il 13 novembre 1695; FILIPPO acquistò nel 1658 il feudo di Rabigallo: GIOVANNI investito del detto feudo il 30 aprile 1659; CARLO governatore della Tavola Pecuniaria (Banca) di Palermo dal 1659 al 1679; IGNAZIO titolato del feudo di Rabigallo il 25 agosto 1678; GIUSEPPE abate di Sant’Anastasia nel 1745; DESIDERIO giudice della Corte Pretoriana; un illustre personaggio del casato fu VITTORIO EMANUELE (1860-1952), ramo di Carini, laureato in diritto costituzionale, avvocato, nel 1885 pubblica Della resistenza politica individuale e collettiva, nel 1889 pubblica i suoi Principi di diritto costituzionale e nel 1890 i Principi di diritto amministrativo, assumendo nel 1891 la cattedra nell'Università di Roma e di Palermo, ministro e presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia nella prima metà del XX secolo, cavaliere dell’Ordine della SS. Annunziata, la sua opera nel campo del diritto costituzionale rimarrà la più avanzata fino alla Costituzione della Repubblica Italiana, consultore nazionale dal 1945 al 1946, deputato alla Costituente della Repubblica Italiana dal 1946 al 1948, senatore di diritto dal 1948 al 1953, tenne il discorso d'apertura della prima legislatura della Repubblica Italiana; ROSOLINO FRANCESCO con R. D. “motu proprio” del 16 maggio 1909 e RR. LL. PP. (Regie Lettere Patenti) del 1 maggio 1910 ottenne il titolo di conte. Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: d’azzurro alla losanga fiorita d’oro (rami di Salemi e Palermo) - alias di rosso all’incudine col martello in fascia al naturale battente un pezzo di ferro d’oro scintillante, l’incudine accompagnata da tre cappi d’oro, in punta di una stella d’argento (ramo di Carini).

 

 

 

 

ORTOLANI

Titoli: barone di Bordonaro Soprano, nobili dei baroni

Dimora: Cefalù e Palermo

D’origine pisana, passata in Sicilia nel XIII secolo; ANDREA il 12 gennaio 1399 ottenne il feudo e il castello di Delia, vice secreto della città di Naro, gli venne concesso da re Martino d’Aragona il feudo di Pigillo ed acquistò quello di Dammisa in data 7 febbraio 1405; GIOVANNI ANDREA ottenne la conferma dei feudi il 276 giugno 1453; FILIPPO acquistò da casa Ventimiglia il feudo di Bordonaro Soprano il 29 marzo 1577; ANDREA giudice della corte pretoriana di Palermo 1624/25, del tribunale del Concistoro nel 1628, della gran corte del Regno dal 1631 al 1633; EGIDIO barone di Bordonaro il il 1 agosto 1662; FILIPPO giurato in Cefalù nel 1701/2; ALESSANDRO proconservatore di Cefalù nel 1706; CARLO barone di Bordonaro Soprano, giurato di Cefalù 1763/4, baglivo 1801/2; GABRIELE riconosciuto con D. M. del 4 settembre 1901 del titolo di barone di Bordonaro; PIETRO colonnello dei Reali Carabinieri nella prima metà del XX secolo.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Uffciale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: troncato 1° di verde al leoncino coronato, sormontato da tre stelle, accostato da due alberi d’oro, 2° d’azzurro al cane bianco d’argento

alias d’azzurro al leone col capo rivoltato rampante in pianura erbosa, movente dal fianco destro, sormontato da una cometa d’oro

alias troncato 1° di verde al leone coronato sormontato da tre stelle accostato da due alberi d’oro, 2° d’azzurro al cane d’argento legato all’albero al naturale, custodito da una griglia d’oro sulla pianura erbosa.

 

 

OTTAVIANI

Titoli: conte

Dimora: Palermo

Motto: “Ne Pereat”

MINALDO giurato in Caltagirone1425; AGOSTINO patrizio di Caltagirone nel 1549; FRANCESCO con privilegio del 20 novembre 1638 ottenne il titolo di barone di Rinelli; LORENZO riconosciuto con R.D. del 1904 del titolo di conte per successione di casa Pettine.

Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922.

Arma: inquartato: 1° d’oro alla torre di rosso merlata alla guelfa aperta, 2° di rosso al leone d’oro col ramoscello di palma il tutto d’argento; 3° d’azzurro al braccio destro armato tenente con le mani di carnagione un nastro d’oro, 4° al leone di rosso tenente con la zampa anteriore destra una spada al naturale, alla fascia d’argento caricata di una stella d’oro.

 

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