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Napoli e il Porto

di Alfonso Grasso

 

Il porto è lo specchio, se non dell’anima, dell’economia napoletana e del suo stato di salute. Melanconicamente decaduto, ha progressivamente ripreso vigore, come tutta la città, nei primi anni 2000, grazie all’azione di competenti e determinati amministratori.

La darsena Acton

Napoli ha dato molto all'Italia. Nel 1861, al compimento dell’unificazione della Penisola in un unico stato, era la più grande e rappresentativa città d’Italia. Così il suo porto, che era il maggiore per numero di navi e volume di merci. La decadenza, inesorabilmente, iniziò alcuni decenni più tardi, quando si fecero sentire gli effetti della perdita del ruolo di Capitale e della politica del nuovo Stato, che concentrò quasi tutti gli investimenti per lo sviluppo in altre parti del Paese, nonostante che gran parte delle risorse (riserve auree, terre demaniali, risparmio, rimesse degli emigranti ecc) che sostenevano tali investimenti provenissero proprio da Napoli e dal Sud in generale. La decadenza fu rallentata dalla vivacità e dall’inventiva che da sempre viene riconosciuta alla nostra città, e per più di un secolo Napoli ha continuato a contribuire attivamente allo sviluppo del Paese con la cultura, l'arte, con i morti delle guerre sabaude e fasciste ...

Il porto nel 1859

Alla luce di ciò, il federalismo fiscale appare ancor più iniquo per Napoli, cui si tolse tutto in nome di un’Unità che oggi, secondo il comodo del berlusconismo e del leghismo, si vorrebbe rottamare. Si sappia pertanto che Napoli, e il Sud in generale, sono in credito con il resto del Paese.

Il porto di Napoli ha seguito i destini della città. Dopo la seconda Guerra Mondiale e i suoi 104 bombardamenti, il porto ha visto ridurre i traffici, chiudere uno dopo l’altro i cantieri navali e i bacini di riparazione. Ha condiviso per lunghi anni un degrado che sembrava inarrestabile, sotto l’indifferente sguardo dei governi DC che si susseguivano, attenti solo all’assistenzialismo utile a catturare voti.

La svolta si è avuta a partire dagli ultimi anni del ‘900, quando mutate condizioni politiche hanno finalmente favorito il rinnovamento ed il rilancio. Il porto oggi sprigiona energia e salute in ogni settore, dal business delle crociere (terminal affidato alla gestione di Costa, Aponte & C.) ai traffici dei container (capolinea delle navi della partnership tra Cosco, Msc e Cosulich). Nel 2005, in soli quattro anni e anche grazie all'effervescenza manageriale di Francesco Nerli, presidente dell'Autorità Portuale di Napoli, e del segretario generale Pietro Capogreco, il porto di Napoli ha riconquistato posizioni su posizioni. Dopo il rifacimento del molo Bausan e della banchina dell'Immacolatella, il 2 marzo 2005 il governatore della Campania, Antonio Bassolino e il sindaco Rosa Russo Iervolino hanno così potuto inaugurare un nuovo approdo: il molo Flavio Gioia. Nel mondo dello shipping ormai si parla del "metodo-Napoli" come modello da seguire.

Molo Signo

Questi fatti lasciano ben sperare anche per il futuro: l’area monumentale del porto sarà sottoposta ad una riqualificazione per la quale è già stato prescelto l’avveniristico progetto, che lasciamo descrivere ad uno dei protagonisti:

“Concorso per la riqualificazione dell'area monumentale del Porto di Napoli

Progettisti: EBSG, t-studio. 3c+t, R.Pavia

Il confine tra la città e il porto è quasi sempre un'area conflittuale, di tensione e di discontinuità. Il progetto vincitore del concorso sviluppa, viceversa, il concetto della filtering line, cioè un'area filtro di interscambio che possa consentire l'operatività del porto e, nello stesso tempo, restituire alla città il suo waterfront. Intervenire su questa area di interfaccia significa trasformare il limite in una risorsa, consentendo alla città di riappropriarsi di alcune porzioni significative del proprio centro storico.

A Napoli si è previsto di riorganizzare i flussi della mobilità e di realizzare attrezzature polivalenti. Un complesso progetto urbano in grado di connettere le diverse parti mediante un sistema lineare di aree attrezzate a verde pubblico; una green line che si interfaccia con la metropolitana, dal futuro Parco della Marinella ai giardini pubblici antistanti il Palazzo Reale. La filtering line è un sistema a sezione variabile, realizzato attraverso una modellazione del suolo, che ingloba attività direzionali, ricettive e culturali. Un corpo lineare sospeso (distaccato di circa 10 metri) che crea una lunga "fessura" attraverso cui la città si affaccia sul porto e sul mare.

La lunga cavità svolge sia una funzione bioclimatica, una sorta di torre del vento in cui la luce naturale filtra fino ad illuminare i percorsi pedonali sottostanti, sia comunicativa: di notte l’intero arco diviene un grande segno luminoso, una nuova icona della Napoli contemporanea.” [1]

Alfonso Grasso


Note

[1] Rosario Pavia, Ulisse la rivista di bordo dell’Alitalia, novembre 2005


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