Note e Versi Meridiani

 

 

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Funiculì Funiculà

Saggio sulla canzone di Renato Gargiulo

 

Questo brano rappresenta una pietra miliare nella storia della canzone partenopea perché, secondo un’accreditata scuola di pensiero, è essa che dà inizio (e non Te voglio bene assaje) alla canzone classica napoletana.

Il testo è opera di Giuseppe Turco e la musica di Luigi Denza e l’editore Ricordi presenta la canzone alla festa di Piedigrotta 1880 ottenendo un trionfo di dimensioni planetarie! Da questo momento, Piedigrotta diventa, in dimensione vistose, il luogo del successo: in un anno viene stampato un milione di copie di Funiculì funiculà con notevoli benefici per le casse della milanese Casa Ricordi. Invece Te voglio bene assaje di Sacco, apparsa nel 1839, aveva sì venduto, come si dice, 180mila copielle, ma non aveva arricchito nessuno.

Funiculì funiculà diventa in breve una delle canzoni napoletane più popolari nel mondo, con una notorietà tale che dopo più di 130 anni ancora resiste. Ma soprattutto dall’episodio viene fuori una lezione: se si mettono insieme le persone giuste, per es. un uomo di cultura (come un giornalista) ed un musicista di qualità si può confezionare una canzone di successo e trarne proventi. Come è facile capire, questo assunto non è sempre vero e i due autori di Funiculì funiculà, pur cimentandosi in diverse altre composizioni non riusciranno più a ripetere il successo di questa canzone.

Funiculì funiculà dà inizio al periodo d’oro della canzone classica napoletana con la duplice conseguenza di sprovincializzarla e di conferirle una solida base internazionale. Il brano diventa il prototipo della canzone d’autore, un prodotto che nasce dalla relazione strettissima fra versi e musica, creati contestualmente da un poeta e un musicista di professione e con un obiettivo preciso (nel caso di Funiculì funiculà per marketing) in un’epoca in cui non esiste ancora né il disco né la radio.

Visto l’enorme successo di questa canzone molti giornalisti, spinti dai loro capi, provano a scrivere versi musicati poi dai musicisti più in voga del tempo. A costoro si aggiungono poeti veri, autori di teatro, intellettuali vari (persino futuristi come Cangiullo) che non disdegnano scrivere canzoni. Si creano allora delle vere e proprie coppie di successo come Turco-Denza, Di Giacomo-Costa, Cinquegrana-Valente ecc. Assistiamo così a un vero e proprio movimento artistico in cui militano i migliori talenti dell’epoca.

Da questo momento Piedigrotta diventa contenitore di un concorso permanente che ha per scopo principale la diffusione commerciale della canzone. Infatti, manca in quest’epoca la radio, la televisione, l’industria del disco né esiste alcun sistema di registrazione e di riproduzione del suono: l’unico mass media disponibile, la stampa, opera in un territorio dove l’analfabetismo è dell’86% ed il reddito pro capite è al di sotto di quello di pura sussistenza. Piedigrotta diventa così il principale trampolino di lancio per l’industria musicale mentre le diffusione resta ancora affidata alle postegge, ai pianini costruiti nella fabbrica di Vittorio Fassone, alle feste di piazza, ai caffè-concerto e agli spettacoli.

Funiculì funiculà segna dunque uno spartiacque nella canzone napoletana poiché rappresenta l’inizio del processo di massificazione del prodotto canzone.

Per un esame approfondito della canzone ne dò subito il testo.

                         I

Ajssera, Nannine’, me ne sagliette

Tu saie addo’?

(coro) Tu saie addo’?

Addo’ sto core ’ngrato chiù dispiette

Farme nun pò.

(coro) Farme nun pò.

Addo’ lo fuoco coce, ma si fuje

Te tassa sta’

(coro) Te tassa sta’

e nun te corre appriesso, nun te struje

Sulo a guarda’

(coro) Sulo a guarda’

Jammo, jammo, ’ncoppa jammo, jà!

Jammo, jammo, ’ncoppa jammo, jà!

Funiculì funiculà!

Funiculì funiculà!

’Ncoppa jammo, jà!

Funiculì funiculà!

(coro) Jammo, jammo, ’ncoppa jammo, jà!

Jammo, jammo, ’ncoppa jammo, jà!

Funiculì funiculà!

Funiculì funiculà!

’Ncoppa jammo, jà!

Funiculì funiculà!

                         II

Ne’ jammo: da la terra a la montagna

No passo ’nc’è

(coro) No passo ’nc’è.

Se vede Francia, Proceta, la Spagna,

E io veco a te

(coro) E io veco a te.

Tirate co’ li fune, ’nditto ’nfatto,

’Ncielo se va

(coro) ’Ncielo se va.

Se va come a lo viento a l’antrasatta,

Gue’, sagli, sa’!

(coro) Gue’, sagli, sa’!

Jammo, jammo, ’ncoppa jammo, jà!  ecc. ecc.

                        III

Se n’è sagliula, oje ne’, se n’è sagliuta

La capa già

(coro) La capa già

È juta, po’ è turnata, e po’ è venuta,

Sta sempre ccà!

(coro) Sta sempre ccà!

La capa vota vota attuorno attuorno,

Attuorno a te

(coro) Attuorno a te.

Lo core canta sempe no taluorno,

Sposammo, oje Ne’!

(coro) Sposammo, oje Ne’!

Jammo, jammo, ’ncoppa jammo, jà!  ecc. ecc.

La canzone nasce occasionale, per pubblicizzare la Funicolare del Vesuvio, da poco inaugurata ma che non riesce a raccogliere sufficiente utenza. A Napoli, per i su citati problemi di analfabetismo e assenza di mass media, era consuetudine servirsi delle canzoni per fare pubblicità. Il tipico esempio di una pubblicità cantata, ballata, recitata in strada è fornito dal Pazzariello, del quale Totò ci ha lasciato un’indimenticabile interpretazione. Dunque una canzone per propagandare un prodotto, ma già dotata, per l’epoca, di tutte le tecniche più scaltrite di convincimento.

Il gossip, sovrabbondante per questa composizione, non ci dice se l’idea di una canzone-pubblicitaria nasca dalla società della Funicolare stessa, se questa abbia pagato, e quanto gli autori. Sappiamo invece che Peppino Turco è uno smaliziato giornalista, pieno di iniziative ed esperto nell’arte della comunicazione. Il successo oltre ogni aspettativa del brano lo proietta nel mondo della canzone senza però che riesca più a bissare la fortuna di questo pezzo.

Luigi Denza, è un serio ed affermato compositore di musica vocale e da camera che, nato a Castellammare, vive a Londra dove dirige la London Accademy of Music. Stimato in Italia e nel Regno Unito ottiene molti riconoscimenti internazionali, ma, ironia della sorte sarà ricordato solo per Funiculì funiculà e non, invece, per le centinaia di romanze da lui composte.

Funiculì funiculà è frutto di una stretta collaborazione tra poeta e musicista di assoluto valore e prova la possibilità di un patto d’arte tra la poesia, sia pure di propaganda, e la musica, sia pure d’occasione. Con questa canzone nasce il primo slogan pubblicitario musicale di successo, ma soprattutto, grazie ad essa vengono gettate le fondamenta della canzone d’arte napoletana. Ma è bene chiarire subito un equivoco: Funiculì funiculà non è una canzone popolaresca, cioè non è una canzone nella quale l'autore dei versi, Turco, abbia inteso rappresentare il sentimento del popolo attraverso il filtro della sua conoscenza di metrica. In altre parole, essa non è scritta per il popolo ma come riflesso dello stato d'animo dell’autore. Diverso è il discorso per la musica per la quale Denza si ispira a una canzonetta popolaresca del primo ottocento cercando di elevare a forma d'arte gli stilemi tradizionali e tentando di riprodurre i caratteri etnici tipici rielaborati alla luce della sua educazione musicale.

Il testo risente della sua funzione d’uso: pubblicizzare il nuovo mezzo di trasporto, la funicolare, sia ai turisti che agli stessi napoletani. Perciò pure se la canzone apparentemente sembra di destinazione femminile, in realtà essa ha come destinatario l'intera possibile utenza del mezzo, la funicolare, indipendentemente dal sesso e dall'età. Quindi il cenno alla dispettosa Nanninella, il desiderio d’oblio per l’amore non corrisposto, il desiderio di sposare l’amata... sono solo riempitivi per diluire su tre strofe il concetto: «"Venghino", signori, "venghino": provino le nuove emozioni, le sensazioni, che la funicolare offre».

Il testo, perciò, non ha alcuna pretesa poetica, è solo un messaggio di marketing teso a fissarsi nella mente dell’ascoltatore. E siccome in questo tipo di messaggi bisogna essere brevi ed incisivi, ecco che nelle strofe i versi sono organizzati in distici (quattro distici per ogni strofa): il primo verso è un endecasillabo, il secondo un quadrisillabo tronco. I versi quadrisillabi sono quasi una risposta, una sottolineatura, una chiarificazione del verso che li precede e vengono ripetuti dal coro (e il coro, si sa, ha una maggiore forza persuasiva in un messaggio pubblicitario). Il ritornello, poi, insiste in modo martellante sulla promozione del prodotto e viene eseguito una prima volta dalla voce solita e subito dopo ripetuto per intero dal coro: «andiamo! andiamo in funicolare»! Un po’ come in epoca moderna ci sarà capitato di ascoltare: da GS / vieni anche tu o ancora Loacker che bontà! L'espressione funiculì funiculà diventa così un tormentone che cerca di imprimersi nella mente (funicolare, funicolare, funicolare, funicolare, ...) assumendo quasi il ruolo di un mottozzo. Se volessimo ricorrere ad una iperbole utilizzata a sproposito con d'Annunzio (per 'A vucchella) potremmo dire che Peppino Turco “reinventa” il dialetto napoletano perché crea due neologismi, funiculì e funiculà (N.B. con una sola "n" contro la pronunzia corrente vernacolare che vuole il termine «funicolare» pronunciato con due "n": funniculare) neologismi accettati dai napoletani ma mai entrati veramente nell'uso corrente. 

La presenza del coro, così importante per il successo della canzone farà sì che a partire da Funiculì funiculà, tutte (o quasi) le canzoni scritte per il concorso di Piedigrotta saranno dotate di coro (consuetudine che si conserverà per parecchi anni) e, inoltre, che il modulo compositivo strofa-ritornello sarà quasi sempre preferito a quello strofico[1]. Da questo momento la tipica canzone classica napoletana sarà formata da 3 strofe seguite ciascuna da un ritornello sempre uguale.

Le strofe della canzone presentano un’ideazione sciolta priva di una coerenza interna ricche delle iperboli tipiche degli slogan pubblicitari: “si arriva in un attimo”; “potrai godere di un panorama eccezionale con Francia, Spagna e Procida”; “si viaggia veloci come il vento”; “l’ebbrezza ti farà girare la testa”; “il fuoco non è pericoloso”... Come si vede  il messaggio cerca di associare il prodotto funicolare a una particolare emozione-sentimento dell’utilizzatore servendosi di immagini particolarmente colorite: astuzie, queste, tipiche dell’arte del battage comunicativo. Nel turbinio di immagini, però, l’inverosimile si rende piacevole e accettabile, quasi non ci si rende conto delle enfasi e delle esagerazioni presenti.

La musica è una entusiasmante tarantella in 6/8 in tonalità di Mi maggiore con agogica di allegretto brillante. L'estensione melodica vocale generale è nell’ambito della decima, Re3-Fa4 non particolarmente impegnativa per le corde vocali ma con uno sviluppo melodico tale da lasciare ampi margini per lo sfoggio delle più superbe voci liriche.

La qualità della musica è straordinaria: una tarantella travolgente, scoppiettante, splendida quanto orecchiabile; molto semplice con numerose note ribattute e diverse frasi melodiche ripetute. Presenta una lunga introduzione strumentale a ritmo di tarantella (19 misure) che anticipa la melodia dell'intero ritornello ed una strofa che già in apertura si esalta con un intervallo di quarta ascendente (da Si3 a Mi4), che risolve la tensione sapientemente creata dall'armonia, e che dà, per la gioia dei tenori, un'impressione di potenza mentre la voce indugia sulla nota tonica (Mi4).

Il ritornello attacca con un vigoroso salto di sesta ascendente (Fa3-Re4) e si mantiene nel registro alto per le prime sette battute. Poi sui versi che formano il titolo della canzone la melodia si porta sulla nota di Sol3 che viene ribattuta per ben 15 volte. Questa sezione inizia con un pianissimo, prosegue con un tumultuoso crescendo e si chiude con un nuovo salto di sesta: ci ritroviamo di nuovo alla tonica (Mi4) che ci fa sentire come se fossimo arrivati alla meta finale del nostro percorso, meta per la quale eravamo in forte tensione. Questo crescendo sul tormentone, Funiculì, funiculà / funiculì, funiculà sembra quasi riprodurre il suono ritmico delle ruote del treno sui binari ma più ancora sembra una voce maliziosa («veni in funicolare!») che si insinua prima piano piano e poi in modo sempre più pressante fino ad impossessarsi di noi.

La melodia è molto duttile, adatta sia al tenore che a una voce non lirica ma principalmente si presta molto bene per essere cantata in coro per un certa coralità intrinseca nel brano nonché per la sua allegria e spensieratezza. Incredibilmente gli interventi del coro, con tante numerose ripetizioni, non risultano stancanti, noiosi, ma hanno piuttosto un effetto coinvolgente, esaltano il senso di partecipazione e di adesione emotiva al testo.

L’eco artistica della canzone è davvero internazionale. Il giovane Richard Strauss, avendola ascoltata in Italia e ritenendola una canzone popolare, la inserisce nella sua fantasia sinfonica Aus Italien (Dall’Italia) del 1886. Alfredo Casella, nel 1909, ne inserisce il tema nella seconda parte del suo poema rapsodico Italia (insieme con le cadenze melodiche di Marechiaro e di Lariulà). Molti altri autori, colti e celebri, ne utilizzano alcuni brani. Reminiscenze di Funiculì, funiculà si ritrovano, secondo Pamer, nel lieder per voce e orchestra Wo die schönen Trompeten blasen (Dove suonano le belle trombe) di Gustav Mahler, composto nel 1895.

Ma se è vero che è possibile trovare il tema di Funiculì, funiculà o sue parti nell'opera di altri musicisti è anche vero che molti ritengono che il brano si ispiri ad una canzonetta popolaresca del primo Ottocento, Lo zoccolaro, pubblicata dopo il 1855 da Teodoro Cottrau, che se ne dice l'autore, nella raccolta Brezze di Santa Lucia. Ma è probabile che anche Lo zoccolaro non sia una creazione originale inglobando essa il «grido» di un venditore ambulante di zoccoli e più ancora potendo ravvisarvi, come nota Vajro, contatti con l'aria di Paisiello Nel cor più non mi sento solo [2]. Incredibile!: quanti padri e quanti figli per una canzone assolutamente eccezionale!!

Denza nei successivi dodici anni (dal 1881 al 1892) continuerà a presentare canzoni per la rassegna di Piedigrotta, prima in collaborazione con Turco, poi con Pagliara e infine con Bonadia, tentando in tutti i modi di rinnovare il successo di Funiculì funiculà senza però più riuscirci. Qualche malpensante, alla luce di quanto detto per Lo zoccolaro, potrebbe presumere che Denza forse in questi tentativi non abbia trovato la giusta canzonetta popolaresca alla quale ispirarsi!

Renato Gargiulo


Note

[1] Il modello strofa-ritornello è basato su due temi A e B che si ripetono in sequenza per alcune volte (tipicamente 3 volte). Sul tema A vengono intonate le parole delle strofe (diverse per ogni strofa), il tema B viene utilizzato per il ritornello uguale sia nella musica che nelle parole.

La struttura strofica non presenta il ritornello e la stessa melodia accompagna tutte le strofe.

[2] prima o poi si scoprirà qual è il brano al quale si ispira l'aria di Paisello e continuando in questo modo si potrà stabilire che il primo nucleo di Funiculì, funiculà è stato scritto da Mosè quando portando via il suo popolo dall'Egitto, sulla via che conduce a Dio, esortava tutti dicendo: בחייך, בחייך בואו נלך, אנחנו הולכים che significa Jammo, jammo, ’ncoppa jammo, jà!


Pubblicazione del Portale del Sud, luglio 2015

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